Nella prima giornata del Festival di Internazionale, presso il cinema Apollo di Ferrara, la moderatrice Francesca Sibani ha presentato il caso degli occhiali della Meta in un’inchiesta dal Kenya all’Irlanda, con l’aiuto della ricercatrice e attivista Angela Chukunzira, della giornalista investigativa e scrittrice Julia Lindblom e dell’esperta di IA Jennifer Paz. Oggetto dell’incontro sono stati coloro che lavorano tra illegalità e degrado. “Inizialmente volevamo scoprire chi lavorava dietro l’intelligenza artificiale” dice Lindblom “poi è venuta alla luce una azienda sub-appaltatrice di Meta: Sama.”
Sama, infatti, è un’azienda con sede in Kenya che si occupa di machine learning, sviluppo di prodotti e IA per conto di grandi multinazionali. Le condizioni dei lavoratori si sono rivelate degradanti e a volte anche abusive: infatti gli addetti erano obbligati a firmare NDAs (accordi di riservatezza) che impedivano loro di raccontare ad amici, parenti o a persone esterne all’azienda ciò che svolgevano durante i loro interminabili turni di lavoro.
Fra i prodotti che queste due aziende stavano sviluppando c’erano i Meta Smart Glasses, degli occhiali prodotti in collaborazione con Ray-Ban, dotati di due videocamere e dell’intelligenza artificiale Meta AI. I contenuti, spesso registrati in contesti intimi o privati, venivano inviati a Nairobi per essere revisionati e utilizzati al fine di realizzare nuovi test.
Chukunzira spiega che oggigiorno il Kenya e i paesi confinanti vengono spesso definiti “Silicon Savannah” per via delle numerose startup che operano nel settore informatico al servizio di grandi aziende. Questa zona è prediletta perché la popolazione è molto giovane, e al termine degli studi non tutti hanno la possibilità di andare all’estero per cercare lavoro, per cui chi rimane diventa il target perfetto per questo genere di aziende.
Ecco perché, come afferma Paz, per sfuggire al pagamento di molte tasse, la maggior parte di queste ha sede in Irlanda. Ma ciò crea diversi disagi ai funzionari, i quali spesso devono confrontarsi con il dipartimento delle risorse umane o con autorità, giustificando tutto ciò che l’azienda sta facendo in Kenya e in altri paesi.
Oggi sono molti gli Stati e le autorità che stanno indagando sul caso di Meta. Questa ha interrotto i legami con Sama all’inizio delle indagini. Anche l’Unione Europea considera questo flusso di dati in Kenya illegale e una violazione della privacy. Tuttavia si può affermare quasi con certezza che Meta non sia l’unica a compiere questo genere di azioni: sono svariate le aziende in tutto il mondo ma tutto è ancora nascosto nell’ombra.