Oggi, sabato 16 maggio, tra i corridoi affollati e gli stand dell’Oval abbiamo iniziato ad indagare sui gusti letterari delle persone: tra i generi più citati resistono i gialli e i saggi, ma non mancano anche risposte più particolari come la poesia o l’avventura. Alla domanda “La vostra vita rispecchia ciò che leggete?”, moltx hanno risposto con ironia: “speriamo di no!” e da qui è emersa una sensazione comune: i libri non sono quasi mai uno specchio fedele della realtà, ma piuttosto una via di fuga, un modo per rendere la realtà più sopportabile quando è troppo pesante, o più interessante quando sembra ordinaria.
Poi l’intervista si è trasformata in un gioco, perché abbiamo deciso di porre la domanda: “Quale genere descriverebbe meglio la vostra vita?”. Le risposte sono state varie ma la maggior parte rispondeva : “Un romanzo rosa”, “Uno slice of life come i manga, realistico ma romanticizzato”.
Da lì abbiamo invitato lx intervistatx a mettersi in gioco chiedendo di associare libri e generi musicali, creando una sorta di sinestesia. Il rock è stato accostato a “Norvegian Wood” di Murakami (Einaudi, 2006), il k-pop a “Apartment 101“di Shavell Johnson (Mermaid Publishers, 2024), il barocco a “Anna Karenina” di Tolstoj (Einaudi,1885), per la sua sfarzosità (d’altronde 1200 pagine non sono per tuttx), il minimalismo a “Goodbye Berlin” di Wolfgang Herrndorf (Rizzoli, 2021), il country a La valle dell’Eden, mentre il brutalismo sovietico ha portato inevitabilmente a biografie di figure come Stalin o Lenin e persino il reggaeton ha trovato la sua traduzione letteraria in Ferie d’agosto.
“Quale libro consigliereste a tuttx lx giovanx per “svegliarsi”, per guardare il mondo con più consapevolezza?”
Questa è stata la domanda con cui abbiamo concluso l’intervista, andando a riprendere il tema del Salone, e qui le risposte si sono fatte più interessanti: c’è chi ha citato Wonder di R.J. Palacio, per la sua capacità di raccontare il mondo attraverso uno sguardo diverso e più umano, e c’è chi ha scelto “Il cane, il lupo e Dio“ di Tiziano Terzani, come metafora di crescita e comprensione della vita.