Cronache, Salone del Libro 2026, Venerdì 15 maggio 2026

Le Streghe siamo noi


Rebecca Liberante, Giorgia Marengo

Liceo Classico Vittorio Alfieri - Torino

Se fin dall’infanzia ci hanno sempre descritto le streghe come degli esseri mostruosi con tanto di mantello, bacchetta magica e accompagnati da un gatto nero, un rospo o un gufo, oggi, 15 maggio 2026, Giovanna Potenza durante la presentazione del suo ultimo libro Malefiche. Storia della caccia alle streghe in Italia presso la Pinacoteca Agnelli, in poco più di un’ora ha completamente smontato questa visione convenzionale. Scrive, infatti, questo libro animata dalla volontà di dare voce e ricordare le vittime dell’accusa di stregoneria, che siano uomini o donne, attraverso una serie di racconti. Dietro a questo progetto c’è un lungo lavoro di ricerca svolto presso archivi di tutta Italia e non solo. La difficoltà nel trattare questo argomento sta proprio nella scarsa reperibilità delle fonti, dovuta soprattutto alla damnatio memoriae, ovvero la deliberata cancellazione del ricordo di una persona. 

Ma chi erano veramente le streghe? Guaritrici, che possedevano specifiche competenze mediche, o anche medium, persone che rappresentavano un tramite tra il mondo spirituale e quello terreno. L’autrice ha tenuto ad evidenziare che questo fenomeno non è da ancorare solo al periodo medievale, ma si protrae dal 1300 alla fine del diciannovesimo secolo, con un ultimo caso verificatosi in Inghilterra nel 1944 in seguito all’accusa di stregoneria rivolta ad Helen Duncan. L’inizio della caccia alle streghe è segnato dall’emanazione della Bolla di Innocenzo III contro gli eretici e poi, a partire dal Quattrocento, gli accusati di stregoneria ed eresia vennero perseguitati a tal punto da rischiare la pena capitale. Al contrario di quanto si pensa comunemente, il rogo non era l’unica tipologia di esecuzione, ma spesso gli imputati potevano anche essere costretti ad abbandonare il villaggio o la professione, pena che comportava la morte stessa. Le condanne venivano pronunciate da tribunali ecclesiastici e civili per ordine della Chiesa Cattolica, che delegava il “lavoro sporco” a un braccio esterno per non macchiarsi di sangue.

La storica Potenza ci tiene a lasciare spazio ai lettori affinché possano formare un proprio pensiero sul fenomeno, non forzando interpretazioni femministe, ma riportando anche storie di vittime maschili e bambini

A conferenza conclusa, abbiamo domandato all’autrice per quale motivo un fenomeno così diffuso occupi uno spazio così limitato nei manuali di Storia. In risposta, l’autrice ha invitato gli uditori a riflettere sulla tendenza all’autoassoluzione e al rifiuto del confronto con il passato.

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