La voce dei bambini, una voce flebile, fioca che ormai non viene più ascoltata. Ce lo hanno ricordato Anna Pozzi e Cristina Caselli presentando il libro Lettere dei bambini ai fabbricanti di armi (Il battello a vapore). Questo libro raggruppa disegni, lettere e testimonianze di giovani e di bambini che vivono in zone distrutte dalla guerra. I tre autori hanno collaborato ognuno con la propria parte alla creazione del libro, ispirandosi alla storia di Vito Alfieri Fontana; Arnoldo Mosca Mondadori ha avuto l’intuizione di creare questo libro, Anna Pozzi ha contribuito con il suo lavoro da giornalista in zone conflittuali e Cristina Caselli come professoressa di psicologia all’università,
Vito Alfieri Fontana era un fabbricante d’armi con un figlio di 8 anni. Un giorno egli gli fece una domanda molto toccante: “Papà, ma quindi tu sei un assassino?” Vito ci pensò molto e piano piano prese coscienza dei danni della guerra nel mondo, chiuse la sua azienda e iniziò a collaborare con organizzazioni umanitarie.
Le prime testimonianze, ci ha raccontato Anna, sono state raccolte a Gaza subito dopo un bombardamento. I bambini il giorno dopo si sono ritrovati ad aver perso tutte le loro “cose belle” come le definiscono: andare a scuola, fare sport, andare al mare, studiare. “Il mare di Gaza era così blu, Gaza era bellissima, ma ora con la guerra non è più Gaza” ci legge Anna, raccontandoci la sua esperienza nella parrocchia di Padre Romanelli, dove trovano rifugio più di 500 profughi. Successivamente alle lettere, abbiamo notato come i disegni dei bambini, grigi e scuri a Gaza, diventano colorati e pieni di speranza lontani dalla zona di guerra. Il racconto si è spostato in Ucraina, dove le autrici si sono concentrate sul tema della famiglia: i ragazzi hanno i padri occupati al fronte, spesso non li hanno nemmeno conosciuti . Anna ci ha poi letto una lettera molto toccante di una ragazza di 14 anni che racconta della vita in città sotto i bombardamenti: “Mia mamma stava andando al lavoro, quando una bomba è caduta di fianco al bus ed il mezzo è saltato in aria”. L’esperienza più forte, però, è stata quella ambientata nel Sud Sudan, dove Anna ha visitato un centro salesiano per bambini di strada. Il centro è collegato ad una scuola dove, anche con i bombardamenti, tutti i giorni si fa scuola. Le classi vengono sistemate sotto gli alberi con una lavagnetta. Per noi potrebbe sembrare una cosa strana, ma per i ragazzi sudanesi questo significa speranza e futuro. Questo incontro è stato un momento di riflessione profonda che ci ha insegnato che viviamo, per nostra fortuna, in un mondo privilegiato, ma troppo spesso lo scordiamo.