2 ottobre 2021, Cronache, Internazionale Ferrara 2021

Viaggio nell’Italia dell’Antropocene


Agnese Davi e Sara Talassi


Vi siete mai chiesti come sarà quando i reperti archeologici che si studieranno saremo noi?

Telmo Pievani e Mauro Varotto hanno provato a rispondere a questa domanda scrivendo Viaggio nell’Italia dell’Antropocene, che hanno presentato il 2 ottobre 2021 al Festival di Internazionale a Ferrara.

Moderati da Marina Forti, giornalista e scrittrice di libri, tra cui Malaterra. Come hanno avvelenato l’Italia (Laterza 2018), Telmo Pievani, docente di Filosofia delle Scienze biologiche dell’Università degli Studi di Padova e Mauro Varotto, docente di Geografia all’Università degli Studi di Padova e coordinatore del Gruppo Terre Alte del Comitato scientifico centrale del Club alpino italiano immaginano, raccontano, quasi portando all’esasperazione, quella che potrebbe essere la cartina geografica dell’Italia tra sette secoli.

I due scrittori, entrambi classe 1970, sulle tracce del Grand Tour del 1786 di Johann Wolfgang Göethe, inventano un ipotetico viaggio nel 2786, e un ironico e altezzoso viaggiatore, Milordo. Ma perché proprio Göethe e il Grand Tour? Uno stratagemma letterario per parlare del “Climate Change”: Milordo vive l’esperienza di nuovi luoghi: lo vediamo in un’Italia completamente ridisegnata dall’innalzamento del livello del mare, di cui possiamo testimoniare e partecipare noi stessi le cause odierne. Sembra quasi che si parli di un futuro remoto, invece lo scopo degli autori è proprio quello di lanciarci una provocazione e farci riflettere sui cambiamenti previsti entro il 2100. Questo futuro a noi può sembrare lontanissimo e fantascientifico, ma la verità è che si parla dell’attuale salute del nostro Pianeta. Per fare i due autori utilizzano un’arma potentissima, quella dell’ironia, a partire dallo stesso nome del protagonista, passando per le regioni del futuro distopico con i nomi che gli antichi Greci e Romani avevano loro attribuito, fino ad arrivare al titolo del libro che contiene la parola Antropocene. Questa è stata inventata per scherzo da Paul Crutzen per individuare nell’ Homo Sapiens una forza geologica, in quanto capace di modificare il territorio e di conseguenza il clima, arrivando ad alterare persino la composizione chimica di ciò che lo circonda.

Estremizzando il cambiamento territoriale previsto per il 2100, i due docenti hanno descritto un’Italia per il 20% sommersa dal mare e per un’ulteriore 20% desertificata; così la Pianura Padana si trasforma in un golfo, il Sud diventa un’appendice del deserto africano, compare il “Mare Nostrum” di Roma, la Sardegna si converte a nuovo paradiso tropicale e gli Italiani, ormai più stranieri, basano la loro cucina su mango, avocado, meduse e insetti -“ma rimaniamo sempre dei grandi cuochi”-.

Le Nazioni Unite hanno da poco stimato il numero di 220 milioni di persone che entro il 2050 subiranno “displacement”, ovvero si troveranno in condizione di dover lasciare il luogo in cui vivono a causa del cambiamento climatico. Quindi cosa potrà cambiare a livello globale? Ci saranno 220 milioni di persone che non potranno scegliere, ma dovranno lasciare la propria terra perché il terreno non sarò più fertile, non ci sarà più acqua e non ci sarà più modo di far fronte a questi problemi. Cosa faranno? Hanno tre scelte: quella dell’urbanizzazione selvaggia, che li porterà ad una successiva migrazione a causa dell’inquinamento che provocheranno loro stessi, quella di un viaggio limitrofo, nella regione di origine, oppure quella di affrontare Quel Viaggio, come sta succedendo adesso e “tragedia dopo tragedia qualcuno riuscirà a salvarsi”. “Continuiamo a vedere la goccia (il sintomo, ossia l’immigrazione), ma ignoriamo l’elefante che ci sta dietro (la causa, ovvero i problemi ambientali e umanitari)”.

La politica mette un cerotto a tutti questi problemi appellandosi all’utilizzo di nuove “ipertecnologie”, che sono il “perno della soluzione” e proprio per questo non vanno disgiunte dalla cura per l’ambiente; infatti gli autori propongono un decalogo di soluzioni attuabili dal consumatore inteso in senso neutro e non dispregiativo, sottolineando che le sue azioni devono essere seguite da un presa di responsabilità da parte della politica. I cambiamenti nella storia sono sempre stati compiuti con un rapporto stimato del 30% civile e del 70 % da parte delle autorità.

In mezzo a mille innovazioni geo-sociali e climatiche che Mauro Varotto e Telmo Pievani ci hanno proposto, come la metropoli di Belluno e i lidi di Lodi, ci chiediamo se vivremo mai in questo mondo in cui esiste veramente il ponte sullo Stretto di Messina.

                                                                   Agnese Davi e Sara Talassi, Liceo Ariosto, Ferrara

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *