Cronache, Ferrara 18 settembre 2022, Festa del Libro Ebraico 2022

Un’opera che unisce la Grande Storia con quella dei protagonisti


Alessia Bighi e Irene Grilli


Nella serata del 18 settembre 2022, a partire dalle ore 18:00, presso il MEIS (Museo Nazionale dell’Ebraismo Italiano e della Shoah) di Ferrara, si è tenuto l’incontro con lo scrittore Joshua Cohen, vincitore del premio Pulitzer per la narrativa nel 2022 con il suo nuovo romanzo I Netanyahu, edito da Codice. Insieme a lui sul palco erano presenti il direttore del Museo, Amedeo Spagnoletto, e la traduttrice ed interprete Claudia Durastanti, finalista al Premio Strega 2019 con il libro La straniera. L’evento ha visto un alternarsi di domande, da parte dei due interlocutori sul palco e del pubblico, e risposte, riguardo alle tematiche centrali e più curiose del romanzo stesso.

Il primo personaggio preso in considerazione è stato quello di Ruben Blum, professore universitario di storia di origini ebraiche; egli, ricordando la sua infanzia, fa emergere il conflitto fra storia e progresso, che lo ha a lungo accompagnato,  e l’idea di un passato servibile, che, a suo parere, ogni intellettuale moderno deve fare propria. L’autore decide, quindi, di far incontrare Ruben e Ben-Zion, un membro della famiglia Netanyahu, alla quale si deve il titolo del romanzo.

È proprio questo incontro l’episodio a cui allude il sottotitolo, Dove si narra un episodio minore e in fin dei conti trascurabile della storia di una famiglia illustre, che si rivela necessario: è infatti grazie all’incontro fra questi due personaggi che Cohen riesce a raccontare ai suoi lettori la condizione degli ebrei in America e a mettere in scena le due principali concezioni della storia diffuse all’epoca, quella pessimista secondo la quale il tempo si ripete in modo circolare e quella migliorista, tipica dell’America e orientata verso il progresso. Gli ebrei, aggiunge l’autore, coinvolto nella questione in prima persona, hanno svilppato, a partire dalla visione più negativa della storia, l’idea di una sofferenza per loro necessaria, destinata a reiterarsi, come arriva a sostenere Blum una volta trovatosi a dover affrontare un colloquio senza averne, però, le competenze.

La discussione tra i relatori sulla famiglia di Ruben, al cui interno sono presenti diverse aspettative, spesso contrastanti, sulla carriera lavorativa dell’uomo, che lo fanno sentire come assediato, consapevole che nulla sia mai abbastanza per appagare il desiderio altrui nei propri confronti. È la frustrazione, stavolta, ad unire i due protagonisti: infatti, anche Ben-Zion soffre, a causa di un percorso accademico travagliato, a causa del quale si sente costretto a seguire le orme del padre, diventando rabbino.

Data la particolare tessitura di capitoli di cui il romanzo è provvisto, che vede alternarsi situazioni molto diverse fra loro, il focus della conversazione si sposta su questioni prettamente politiche che l’autore affronta con un pizzico di ironia, dato l’esilio della famiglia Netanyahu avvenuto proprio nel momento in cui agli ebrei viene concessa una maggiore libertà: è grazie ad escamotage come questo che Cohen riesce a tenere unite la Grande Storia con la piccola storia dei protagonisti.

Le conclusioni dell’incontro, ed anche della Festa del Libro stessa, giunta alla sua ultima giornata, sono affidate al presidente del MEIS, il quale ringrazia Joshua Cohen, la sua traduttrice, il direttore del Museo e l’intero staff che ha reso la manifestazione possibile; aggiunge, inoltre, che le attività del MEIS continueranno, a partire dalla mostra in programma per il 13 ottobre per finire con un’altra mostra del tutto inedita che si terrà nel 2023, perchè, come ci tiene egli stesso a sostenere, il MEIS è “always on the move”!

 

 

 

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