14 ottobre 2021, Cronache, Salone del libro 2021

Un’Europa – fortezza


Paolo Cagna, Liceo Alfieri


Viviamo indubbiamente in un’epoca critica per quanto riguarda il fenomeno delle migrazioni. Sempre di più l’Europa si sta richiudendo, diventando una fortezza senza alcuna breccia per le persone che cercano riparo da guerre e fame. L’incontro tenutosi oggi al Salone in sala Azzurra ha affrontato questa tematica complessa prendendo spunto dal nuovo libro di Paolo Rumiz, Canto per Europa, ispirato all’epica nel raccontare una vicenda profondamente attuale e quindi strettamente legata ai giorni nostri. Una vicenda che, per tutti coloro che decidono di affidarsi alla Sorte e compiere un viaggio lungo e difficoltoso, ha certamente le dimensioni di un’impresa epica e giustifica così la scelta dello scrittore. A mettere in luce le colpe e le debolezze dell’Europa sono stati i passi crudi e a volte recriminatori del libro, presi come spunto per numerose domande. Ad esempio, perché l’Europa sembra essere destinata a ripetere le antiche colpe? Perché la affligge una generale mancanza di memoria della propria storia, come invece non succede al Giappone, alla Turchia o agli USA? Forse perché, nel vedersi davanti agli occhi le atrocità commesse nel passato, molti italiani sono passati dall’autocelebrazione ad una sensazione di sconforto, al pensare che allora siamo “il popolo peggiore di tutti”, abbandonando la speranza di poter cambiare le cose. Questa visione è tipicamente europea, spiega la scrittrice Francesca Melandri, in collegamento da Berlino, perché la demografia del nostro continente evidenzia una popolazione “vecchia”. Mentre i più giovani puntano al rinnovamento e guardano al futuro, gli anziani tendono a concentrarsi sui tempi antichi e a trascurare le nuove soluzioni. Ecco perché sono i primi la chiave per uscire da questa situazione. La conversazione si sposta poi sul tema della frontiera. Rumiz racconta che, essendo triestino, è nato e vissuto in un paese di frontiera, su una “faglia” che, se per molti è fonte di spavento e preoccupazione, per lui era un’abitudine. Ha sempre visto migrazioni, passaggi di confine. Questi movimenti lo hanno reso più aperto e sensibile alla questione dei grandi movimenti mondiali, spingendolo a scriverne. Ma perché succede tutto questo? Perché c’è un così grande pregiudizio nei confronti di chi arriva nel nostro Paese? La risposta di Rumiz è che tutti i pregiudizi che abbiamo nascono da una grande illusione: noi immaginiamo un Oriente che non esiste più, un Oriente magico, popolato da suonatori e danzatrici. La loro illusione, invece, quella dei migranti, nasce dal sogno di un’Europa che abbiamo avuto e poi perso. Un’Europa che, purtroppo, è diventata proprio questo: un’Europa fortezza.

 

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