18 ottobre 2021, Cronache, Salone del libro 2021

Una scuola più vicina alla natura


Gloria Anzioso, Nicole Tramontano


Maria Greco, insegnante di scuola secondaria, insieme a Rosa Tiziana Bruno, sociologa dell’educazione e insegnante, presenta il progetto “Leggiamoci”, una piattaforma in cui i ragazzi possono esprimersi liberamente, scrivendo e leggendo.

Questo progetto prende le mosse da un concorso di scrittura a cui hanno partecipato gli alunni della scuola secondaria di secondo grado. È stato chiesto loro di esprimersi sui diciassette obiettivi dell’agenda 2030, scrivendo dei racconti. Da qui il libro “Il mondo che vorrei – educare al pensiero ecologico ” in cui emerge l’urgenza che esprimono questi ragazzi parlando di ambiente. 

Il punto di partenza per cambiare il nostro modo di agire, sul quale i ragazzi sembrano concordare, è cambiare il nostro pensiero: esso controlla le nostre azioni, e il nostro modo di relazionarci con le cose che ci circondano. Gli storici raccontano come l’uomo nella storia progressivamente si sia staccato dalla natura, ma nell’ultimo secolo questo distacco ha raggiunto proporzioni enormi.

Ciò rende complicato il ritorno ad un mondo più naturale, stabilendo di nuovo un contatto basato sull’equilibrio. Anche noi siamo natura, nonostante pensiamo e agiamo come se ne fossimo padroni, ed è proprio da questa idea di superiorità che nasce il disastro di oggi.

Basterebbe riflettere su alcuni aspetti per comprendere che l’uomo non può dominare la natura: l’uomo è dipendente da essa, ma la natura senza l’uomo continuerebbe ad esistere.

“Come cambiare questa prospettiva? E cosa può fare la scuola per aiutare?” si è domandata la professoressa Bruno. Dobbiamo iniziare a chiederci quali siano le radici delle nostre convinzioni: siamo l’unica specie che si autodistrugge, che rovina il proprio ambiente.

La soluzione, per costruire un futuro diverso dal punto di vista ambientale e sociale, si basa sull’attenzione alle relazioni, ossia sulla costruzione di relazioni sostenibili

Non si tratta di un problema puramente scientifico, è una questione di cultura: dobbiamo comprendere la relazione che ci lega agli altri esseri e alla Terra. Senza questa consapevolezza non possiamo quantificare la gravità delle nostre piccole azioni nel quotidiano. 

Nella scuola tutto parte da come riusciamo a trasmettere questa consapevolezza, facendo in modo di coinvolgere più persone possibili. “Abbiamo uno strumento fondamentale, prezioso e facile da usare: la letteratura.” afferma la professoressa. “La lettura c’entra con la vita, con l’esistenza, è un insieme di riflessioni che la raccontano.”  

Questo libro parla di come raggiungere questo obiettivo. Per scriverlo Rosa Tiziana Bruno ha condotto un esperimento in molte classi, di ogni grado, conducendo i ragazzi in un percorso in cinque fasi, detto Fiaba Diario.

La prima fase è una lettura in classe, ad alta voce, a cui seguono le riflessioni dei ragazzi: un primo passo per imparare l’ascolto, fondamentale per entrare in relazione con l’altro e con la natura. 

La seconda fase è la scrittura collettiva: dopo aver scelto una “parola segno”, ossia una parola che ha lasciato una traccia dentro il lettore, e averla annotata all’interno del proprio diario, intorno ad essa bisogna inventare una storia, anche di poche righe. Tutte le storie devono essere messe insieme, per creare un unico racconto.

Queste due fasi sono necessarie per preparare i ragazzi alla terza, durante la quale si fa una passeggiata nella natura, un’esperienza che mette in relazione i ragazzi e la natura e che accende in loro un senso di comunità.

Ad occhi chiusi gli alunni ascoltano i rumori, gli odori, si lasciano travolgere dalle sensazioni, che accomunano l’uomo, scatenando all’interno del loro animo una sensazione di serenità, calma, un regalo che al giorno d’oggi è diventato rarissimo.

Dopo questa fase segue l’autobiografia fiabesca, in cui ognuno racconta sé stesso tramite la scrittura.

I ragazzi parlando di sé costruiscono relazioni con gli altri, si ascoltano a vicenda e condividono i propri errori, come qualcosa di prezioso. 

L’ultima fase è la condivisione del diario: i ragazzi leggono la propria biografia ad alta voce. Emergono quindi le debolezze e le sofferenze, di cui solitamente nel nostro intimo ci vergognamo. È un modo per diventare fieri del proprio dolore, poiché ci dà modo di comprendere che esso è condiviso.

Questo percorso ha molteplici funzioni: oltre ad insegnare ai ragazzi ad ascoltare la natura e a costruire rapporti sostenibili, spinge ad abituarsi all’imprevisto, accettandolo e utilizzandolo come risorsa.

 

Gloria Anzioso, Nicole Tramontano – Liceo Alfieri di Torino

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