2 ottobre 2026, Cronache, Internazionale Ferrara 2026

Tribubale Internazionale e crimini contro l’umanità: serve più spazio nel dibattito pubblico


Azzurra Pasquali e Elettra Favarato

Liceo Ariosto e Liceo Alfieri - Ferrara e Torino

“Uccidili tutti!” Questa è stata la risposta agghiacciante fornita dal capo Vladic ai suoi soldati quando gli chiesero che cosa dovevano cosa dovevano fare con tutti gli schiavi che avevano; così  il fotografo Martino Lombezzi ha introdotto la conferenza “Nei corridoi della giustizia” un racconto sull’eredità del Tribunale penale internazionale per l’ex Jugoslavia, a cui hanno partecipato anche Alessandra Annoni, giurista, Jorie Horsthius, giornalista e politologa olandese, e Jacopo Zanchini che ha introdotto e moderato l’evento.

“Sembrerebbe che non conti più tanto” è l’osservazione di Zanchini riguardo al tema del diritto internazionale e delle leggi di guerra.

Ma come possiamo riflettere, oggi, su questi argomenti, di cui non si parla quasi più?

Jorie Horsthius ha pubblicato in libro, “Resolution 808, nel tribunale per la ex Jugoslavia” che racconta i crimini di guerra commessi da grandi leader politici, come Putin, Netanyahu, che provocano solo dolore  e delusione ai cittadini.

Il libro “dialoga con il presente“, “restituisce l’umanità a tutti” ed è ritenuto uno dei principali pilastri riguardo a questi eventi, perché fornisce una schedina di ricostruzione e una cronologia fedeli alla realtà dei fatti.

Nel libro, vengono analizzati i casi affrontati dal Tribunale dell’Aia, tribunale penale internazionale istituito con una risoluzione delle Nazioni Unite. Esso individua 3 principali categorie di crimini internazionali, non disposti gerarchicamente: i crimini di guerra, quelli contro l’umanità, che riguardano un più ampio spettro, e il genocidio.

Nel corso della conferenza, Jacopo Zanchini ha chiesto alle due autrici il motivo per cui hanno deciso di andare in di  Kosovo per visitare il tribunale di guerra.

“I giudici avevano il compito di trovare la pace ed io vedevo che accadeva il contrario” disse Jorie Horsthius riguardo al suo sopraluogo in Kosovo nel 2007, a guerra da poco finita.

Martino Lombezzi, in quanto fotografo, ha raccontato la vita di chi lavorava dietro le quinte, a partire dagli interpreti.

Alla domanda su quale incontro li avesse segnati particolarmente, Horsthius ricorda come fu toccante il caso di una ragazza serba: non osò dire alla propria famiglia, per non causare dolore, che era interprete presso il tribunale, perché sapeva che le avrebbe rovinato la vita.

La difficoltà nel compito dei testimoni è emersa enorme anche attraverso la macchina fotografica, con slideshow di ritratti, e di prove che non erano mai state mostrate prime.

Successivamente dall’autrice sono stati citati i numeri delle persone giudicate dal tribunale: 161 incriminati, 90 condannati, 19 assolti, 13 crimini minori, 20 accuse ritirate e 17 imputati morti. Dai dati sembra che il risultato per cui si è faticato tanto non sia stato raggiunto, ma bisogna sempre ricordarsi della tipologia dei casi trattati, osserva Annoni.

Ad oggi, il diritto internazionale sembra avere poca importanza, ma in realtà è uno strumento estremamente rilevante, poiché è bene tener presente che dietro alle azioni degli stati ci sono persone in carne ed ossa, che si devono assumere la responsabilità delle decisioni prese; i crimini contro l’umanità non sono altro che sistematiche violazioni dei diritti dell’umanità.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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