11 ottobre 2026, Portici di Carta 2026, Torino Liceo Classico Vittorio Alfieri

Torino tra storie,passeggiate e letteratura


Elisabetta Rosa Lanno, Elettra Favarato

Liceo Classico Vittorio Alfieri - Torino

C’è una Torino reale, fatta di mattonelle, portici e piazze monumentali; e poi c’è una Torino di carta, costruita nei secoli da scrittori, poeti e uomini politici che l’hanno vissuta, amata, criticata e raccontata. Accompagnati dalla guida Stefano Tubia nell’ambito della manifestazione Portici di Carta, abbiamo fatto un viaggio tra realtà e fantasia, ripercorrendo le tracce lasciate da chi ha trasformato le vie del capoluogo piemontese in pagine della letteratura italiana.

Il nostro percorso parte dai celebri portici di via Po e da Piazza Castello, il cuore storicamente più antico della città, dove le radici romane della Porta Pretoria si intrecciano con il Barocco. Lì vicino si erge la Chiesa di San Lorenzo, legata alla Sacra Sindone trasferita da Chambery sotto Emanuele Filiberto, come ricorda la lapide dedicata all’evento. Ma la piazza è anche un palcoscenico per la storia risorgimentale: Palazzo Madama e la statua all’Alfiere dell’Esercito Sardo richiamano il fermento che portò alle Guerre d’Indipendenza.

A pochi passi, il Risorgimento prende vita nei caffè storici. Tra le eleganti navate della Galleria Subalpina, trionfo dell’architettura industriale di fine Ottocento, e lungo i portici, i caffè come il Fiorio, il Mulassano, il Baratti & Milano e il Caffè Romano non erano semplici locali, ma veri e propri cenacoli di elaborazione politica e culturale. Era il 7 gennaio 1848 quando Cavour, dalle pagine de Il Risorgimento, chiamò a raccolta i colleghi per chiedere a Carlo Alberto la concessione dello Statuto Albertino. Ciascun caffè aveva la propria clientela: aristocratici, studenti, cospiratori. Perfino il vermouth, nato nel 1786 dalla miscela del signor Marendazzo, trovò qui il suo palcoscenico prima di conquistare le corti sabaude.

Torino è stata però anche terra di passaggio e di rifugio per i grandi intellettuali. Friedrich Nietzsche visse qui i suoi ultimi mesi di lucidità, firmando opere come Ecce Homo prima del definitivo crollo mentale. Mario Soldati la ricordava perfino da Chicago con struggente nostalgia. E come non citare l’Università di Torino? Attiva dal 1404, ha visto passare menti illustri: da Erasmo da Rotterdam a Francesco De Sanctis con le sue lezioni su Dante, fino ai grandi del Novecento come Cesare Pavese, formato dall’insegnamento di Augusto Monti, Primo Levi e Italo Calvino.

Mentre camminiamo verso la Torre Littoria e Piazza Carlo Alberto, incrociamo le visioni contrastanti degli autori: dalla descrizione disincantata di Guido Gozzano al ritratto politico di Pavese ne Il compagno, fino allo sguardo critico di Guido Ceronetti verso la figura controversa del re Carlo Alberto.

Infine, il nostro itinerario non poteva che concludersi dove la città ritrova il suo respiro naturale: il fiume Po. All’ombra della Mole Antonelliana, nata come sinagoga, poi divenuta teatro e oggi simbolo indiscusso della città, il fiume appare come l’ultima tappa di questa straordinaria “mole di parole”, un luogo di passeggiata e riflessione che da sempre accoglie e ispira chiunque cerchi tra i portici di Torino la propria storia.

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