Cronache, Salone del libro 2021

Serianni e Cardinale: neologismi a confronto


Sofia Lusitano Elide Santangelo, Liceo Alfieri Torino


I due linguisti Luca Serianni e Ugo Cardinale presentano i loro nuovi libri, rispettivamente intitolati Parola di Dante e Storie di parole nuove.

Attraverso l’iniziativa “Scelgo tre parole”, progetto in collaborazione con gli studenti delle scuole superiori, gli autori analizzano il linguaggio e la sua evoluzione nell’ultimo decennio. 

Il primo intervento è quello di alcuni alunni del Liceo Alfieri che, in riferimento al periodo pandemico vissuto, scelgono tre sostantivi riguardanti il coronavirus: spillover, quarantena e distanziamento sociale. 

Il ragionamento degli studenti parte dallo spillover, ossia la capacità di un virus di passare dal corpo animale a quello umano, evolvendosi. Durante la pandemia, l’unico modo per fermare il contagio è stata la quarantena, spiegano i ragazzi, ma la concezione di questo termine è cambiata: se prima si riferiva, infatti, ad un periodo di isolamento di quaranta giorni, oggi ne intende solo quindici. La quarantena ha lasciato uno strascico di fobia verso il prossimo e ha imposto un distanziamento sociale che ha assunto una nuova accezione. Letteralmente è un allontanamento tra relazioni interpersonali, ma concretamente è stata una distanza fisica di almeno due metri tra ciascun individuo.

“Distanziamento sociale è una parola infelice”, dice Serianni, “che esiste da prima del covid e di cui non abbiamo bisogno”. Spesso, infatti, le parole presuppongono e lasciano intravedere concetti che hanno una connotazione negativa.

Il secondo gruppo di studenti, quello del Liceo Sociale di Torino, ha scelto due gruppi di parole attingendo all’ambito tecnologico e alla letteratura dantesca. 

Screenshottare, spoilerare e chillare sono termini che descrivono al meglio il decennio 2010-2020. Lo screenshot è una foto dello schermo, il verbo chillare descrive uno stato di stanchezza a cui si accompagna il riposo e spoilerare, nell’ambito delle serie tv, significa rivelarne anticipatamente dettagli e svolgimenti.

Ugo Cardinale spiega che il verbo spoilerare è un caso di polisemia perchè deriva dal termine spoiler, appartenente al campo aeronautico, automobilistico e sportivo. La terminazione in –are è indicativa del fatto che la parola si sia acclimatata e che si possa coniugare nell’italiano. Chillare, invece, deriva dalla frase chill out to relax di uso prettamente giovanile, ma che potrebbe sconfinare nel mondo adulto.
I neologismi, che derivano prevalentemente dalla lingua inglese, si prestano a divenire dei tecnicismi, continua Cardinale, ossia delle parole che sono univoche e vengono utilizzate per necessità. Un esempio sono lo spread e la mail

Il secondo gruppo di parole scelto dagli studenti del Sociale, si ispira alla lettura di Serianni ed in particolare all’analisi della Commedia dantesca. I termini individuati sono: molestoimparadisare e l’espressione “non mi tange”. La parola “molestia”, che significa “oppressivo” secondo la concezione dantesca, è oggi relegata alla relazione tra singoli, mentre in Dante è usata in ambito prettamente politico. “Non mi tange”, espressione tratta dall’Inferno e pronunciata da Beatrice, indica una mancanza di turbamento, che, specifica Serianni, nel nostro linguaggio esprime il concetto più prosaico del “Non me ne può importare di meno”.

“Imparadisare”, vocabolo usato nel Paradiso, con il significato di “riempire di gioia” è oggi sostituito dal modo di dire “toccare il cielo con un dito”.

Serianni, in riferimento al lessico della Commedia, si sofferma sul problema delle prime attestazioni in Dante e dichiara che, in seguito a un sondaggio da lui condotto, ha individuato nel Paradiso un grado di sperimentazione e dilatazione linguistica più ampio. 

Tra le parole ancora vive della letteratura dantesca ha identificato: parallelo, che rimanda alla presenza della scienza in Dante e muffa, termine che compare nel Paradiso in una similitudine pronunciata da San Bonaventura.

Cardinale, in conclusione, fornisce una breve panoramica di Storie di parole nuove, in cui sviscera il senso dei neologismi, teorizzando la resistenza e l’adattamento della lingua italiana al cambiamento.

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