16 settembre 2022, Pordenonelegge2022

Scuola di felicità per eterni ripetenti


Elena Lodi, Beatrice Bettin, Liceo M. Grigoletti


Giovedì 15 settembre 2022 presso il Capitol di Pordenone si è tenuto l’incontro con Enrico Galiano per la presentazione del suo nuovo libro “Scuola di felicità per eterni ripetenti”. Lo scrittore è stato intervistato da due giovanissime studentesse del liceo Leoperdi-Majorana di Pordenone, Maria Vittoria Villalta e Angelica Calderan. Ospiti privilegiati della serata i ragazzi e le ragazze della ex scuola media “Italo Svevo” di Pravisdomini, appartenenti ad una precedente classe del professore, con i quali ha interagito molte volte ricordando loro aneddoti riguardanti i tre anni passati insieme.

La tipologia di opera che Galiano propone al pubblico è questa volta un saggio e lo scrittore in via di stesura  non ha seguito scalette o modelli. Abituate ai precedenti romanzi, le intervistatrici hanno chiesto la motivazione di questo cambiamento di genere letterario. Enrico semplicemente non identifica, prima della scrittura, un pubblico a cui rivolgersi, bensì si lascia seguire dal piacere di scrivere e dalle idee che vengono lui durante il percorso. Molti spunti derivano da una tradizione, portata avanti di anno in anno: scrivere una lettera a ognuno dei suoi studenti dopo l’esame di terza media parlando dei loro talenti, di cosa possano dare al mondo e di cosa loro hanno insegnato a lui.

Un tema trattato durante la conferenza è stato il tema dell’utilità: secondo lo scrittore, molte volte è meglio vedere meno cose ma vederle meglio, soffermarsi nei dettagli a cui nessuno pone l’attenzione. Non tutto deve essere utile, ci può essere anche qualche “viaggio a vuoto”; ad esempio, anche in ambito scolastico, ci sono materie come la musica, la letteratura, l’arte, dove la materia insegnata è la bellezza: inutile a fini pratici, ma essenziale per formare la nostra persona e appassionarci all’apprendimento, cogliendo ciò che, semplicemente, è piacevole conoscere.

Chi raggiunge la perfezione, continua Galiano, è morto, senza contenuto: siamo tutti imperfetti, “eterni ripetenti”, perché alcune lezioni di vita (citate anche nel saggio) non le impareremo mai! E non si tratta di non arrivare mai alla felicità o ad un’ambizione, bensì riconoscersi, nel nostro essere umani, in cerchi senza chiusura oppure in quei pochi centimetri che separano, nella statua di Amore e Psiche di Canova, le labbra dei due amanti da più di duecento anni.

Un dettaglio del saggio che ha colpito le due intervistatrici è un’altra tradizione del professore: chiedere ogni mattina “come stai?” ai propri alunni. Enrico risponde che è essenziale stabilire un rapporto umano con ciascun studente (in particolare dopo questi due anni di distacco fisico) anche se durante questa difficile età loro tendono a chiudersi in sé stessi nel tentativo di coprirsi. La cosa più difficile a suo avviso però non è chiederlo tutti i giorni, bensì ascoltare le risposte.

Lo scrittore precisa infatti come nella vita le relazioni con l’altro sono importanti, ma che esse non devono equivalere a un annullamento del singolo in favore del collettivo. Esprime come secondo lui il nostro affanno quotidiano, quello che ci spinge sempre a dare il meglio di noi, a volte anche superando pericolosamente dei limiti, è solo il frutto del nostro metterci in continua competizione con altri. Tuttavia per crescere davvero, prosegue, c’è bisogno di compiere una vera e propria rivoluzione nella vita, che può avvenire in qualunque istante: da anziani, bambini o anche mai, e consiste nel fatto che per essere felici non bisogna essere qualcuno che non si è davvero, ma bisogna abbracciare la propria verità e viverla fino in fondo, senza permettere a nulla di cambiare.

Galiano dichiara che per dare forma questo pensiero gli ci sono voluti anni, e quindi nessuno deve sentirsi sotto pressione nella sua ricerca. Lui stesso ammette che se da giovane gli avessero chiesto cosa preferisse tra i momenti di ripida arrampicata in solitaria oppure quelli di una rilassante passeggiata in compagnia di amici (due metafore per simboleggiare i momenti impegnativi della vita e quelli invece più tranquilli), lui avrebbe sicuramente preferito, nella sua ambizione è un po’ sfacciataggine giovanile, la prima. Per lui crescere è stato realizzare di trovare la passeggiata con gli amici più cari la via preferibile, più soddisfacente, vera, vissuta. Ed è questo che spera che un giorno chiunque scopra dentro di sé: il percorso che più lo rende felice e la possibilità di seguirlo con tutte le proprie forze.

 

 

 

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