13 maggio, Cronache, Salone del Libro 2024

SalTiamo


Pietro Pifferi

Liceo Ariosto - Ferrara

Lasciamo da parte -solo per qualche minuto- i canti delle balene: è il momento dell’ultimo articolo di questa giornata, di quest’esperienza, di questa vita di gruppo. Non ho resistito, ma sarà l’ultimo per davvero. E che questo sia un viaggio, che sia un ritorno.

Partendo dall’inizio: arrivarono a Torino in una nuvolosa giornata primaverile una decina di ragazzi e ragazze del Liceo Ariosto di Ferrara, accompagnati da due insegnanti: portavano il Sole dentro e fuori di loro, così da illuminare le giornate, così da scaldarsi insieme il cuore ed emozionarsi nelle vaste e selvagge pianure del Salone di Torino 2024. Certamente sarebbe diventata un’avventura; senza bisogno di dettagli, all’immaginazione è affidato quasi tutto il resto, lasciando che i ricordi comincino tutti dallo stesso punto: “occhi stanchi e innamorati risero insieme quei giorni”.

Non potevo limitarmi a un semplice grazie, dopo tutto che abbiamo vissuto e dopo tutto quello che non vi ho ancora detto.

Certamente ho temuto che non avessimo poi molto da condividere quella mattina alla stazione; forse avevo ragione, forse niente di più sbagliato fu mai pensato: ci siamo ritrovati a convivere per intere giornate senza separarci mai, da quando sonnolenti barcollavamo verso quel ben di dio di colazione fino a quando crollavamo distrutti sui letti altrui: Noi insicuri, Noi soli, Noi, insieme. 

Sono esperienze come queste che fanno realizzare quanto semplice sia il mondo perché, come diceva svogliatamente Sorrentino, è la risata l’unica cosa che conta davvero insieme all’essere felici e di sicuro lo sono stato con voi: mangiando orrendi panini unti umidi e freddi, raccontandoci ed emozionandoci insieme, cantando quella canzone che prende tanti nomi diversi ma di cui alla fine si parla chiamandola semplicemente “Vita”. 

Tutto questo è per dirvi grazie. Grazie ad ognuno di voi: Abramo, per la tua amicizia fedele, Martina, per la complicità dei tuoi sogni, Aya, per la tormentata allegria con cui affronti le giornate, Eleonora, per avermi sopportato con fin troppa bontà, Whitney, “mia principessa!”; Abigail, le tue parole gentili, Sara, il tuo insicuro e disarmante sorriso; Adele, per la tua amabile costanza, Angela, per il tuo modo di vedere il mondo; Micaela (uccidetemi se volete), la sua velata complicità, Stefania, la sua incrollabile fiducia in noi. 

Due parole anche allo staff: instancabili improvvisati amici e compagni d’incontri, o maestri, o guide. Grazie Popi, grazie Francesca, grazie Eva, grazie Sara: senza di voi nulla sarebbe stato possibile.

Sono sicuro che qui, ora, da soli potremo sorridere, insieme, un’ultima volta. 

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