La Peste, Un libro tante scuole

Un vago e remoto incubo


Samuele Formento


Una cosa che ti ha colpito

Albert Camus

Una frase del libro da conservare

“(…) cioè che il bacillo della peste non muore né scompare mai, può restare per decenni addormentato nei mobili e nella biancheria, aspetta pazientemente nelle camere da letto, nelle cantine, nelle valige, nei fazzoletti e nelle carte, e forse sarebbe venuto il giorno in cui, per disgrazia e monito agli uomini, la peste avrebbe svegliato i suoi topi e li avrebbe mandato a morire in una città felice.”

Albert Camus, scrittore algerino di inizio 900’, pubblico la prima copia de “La peste” nel lontano 1947, quando ancora il covid era ancora un vago e remoto incubo.
Nonostante questa differenza sostanziale di malattie e di tempo, trovo che l’opera di Camus si possa perfettamente considerare come odierna, un romanzo dei tempi nostri per quanto riguarda le tragiche vicende trattate. Non si può vivere nell’era covid senza aver letto almeno una volta questo libro perché è talmente vicino alle nostre vicende che sembra quasi scritto recentemente. Camus descrive in maniera impeccabile ogni minimo particolare che si sviluppa nelle emozioni e negli umorismi della cittadina di Orano, ho trovato questo romanzo ben strutturato ma alla stessa maniera piacevole da leggere. Sono presenti parecchi personaggi che formano una combriccola che ci racconta l’andamento delle varie quarantene e del morbo assassino della peste, sempre in cerca di nuove vittime a cui strappare via la vita. Camus attraverso il personaggio principale, il Dottor Rieux, ci racconta per filo e per segno ogni singola vicenda che vivono i cittadini di Orlano, dove ben presto, emerge la carenza di cibo. Alcuni compaesani diventano dei profittatori della peste, sfruttando la disperazione dei loro compagni. Viene introdotto il razionamento dei beni di prima necessità, compresa la benzina (fortunatamente noi non abbiamo vissuto queste disavventure in periodo covid).
Nel frattempo, chiunque mostri i sintomi della malattia viene isolato, proprio come pochi oggi. Le case, poi interi sobborghi, vengono chiusi. Gli ospedali vengono sopraffatti. Le scuole e gli edifici pubblici vengono convertiti in ospedali di fortuna per la peste. Personalmente ho trovato la lettura del romanzo sempre molto interessante, sono poche le parti in cui non riuscivo a continuare per le parole tropo difficili oppure semplicemente per noia, perché l’autore voleva marcare alcuni particolari. Consiglio vivamente la lettura di questo libro perché potrebbe aprire gli occhi a molte persone, soprattutto in questo buio periodo, con il covid ancora alle porte dell’inverno.

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