La Peste, Un libro tante scuole

Può un sacerdote consultare un medico?


Cecilia Fuda classe 1A


Una cosa che ti ha colpito

La riflessione sull’umanità, intesa come comunità di individui, si mescola alla perfezione, nel romanzo di Camus, con un’analisi a dir poco approfondita del singolo. Il morbo che si abbatte sulla cittadina algerina di Orano, “un posto comunissimo, una semplice prefettura francese della costa algerina”, scatena il panico generale, ma non solo.

Lo scandalo iniziale si trasforma ben presto in un’esperienza collettiva in cui i personaggi si ritrovano a collaborare tra loro per far fronte al terribile ostacolo che da un giorno all’altro ha cambiato radicalmente le loro vite. Ecco spiegato il motivo della fredda oggettività che caratterizza lo stile di Camus in questo romanzo. La narrazione intima, quindi, lascia il posto al resoconto di una comunità di cittadini schiacciati da una malattia forse ancora peggiore del morbo della peste, la separazione. Ognuno deve fare i conti con sé stesso, gli amori e gli affetti vengono presto a mancare e la solitudine prende il sopravvento. I destini individuali vengono messi tra parentesi, lasciando il posto al dolore collettivo, tuttavia non vengono rimossi del tutto poiché nel romanzo rimane ancora ben visibile il “privatissimo dolore”. Tutti quanti si devono far carico di un duplice strazio, non solo quello del morbo, che accomuna tutti loro, ma anche di una propria nostalgia segreta, impossibile da condividere. Ed è proprio questo duplice fondo che sta alla base dell’intera narrazione, la dimensione collettiva si accompagna a quella privata, il male incontra comunque la bellezza, basti pensare al personaggio di Grand, emblema della fedeltà dell’uomo alla bellezza della scrittura nonostante il dolore quotidiano.

Un’altra cosa che ti ha colpito

Altre due tematiche, forse le più interessanti, apparentemente opposte, si ritrovano nella storia, ovvero quella della fede, rappresentata dal personaggio di Padre Paneloux, e quella della scienza, il cui emblema è sicuramente il medico Rieux.

I due rispondono in modi divergenti alle manifestazioni dell’assurdo, sebbene operino entrambi per la salvezza dell’uomo. Ecco che si apre una delle questioni a cui l’essere umano ha da sempre cercato di darsi una risposta: “Se Dio esiste, perché allora ammette la sofferenza degli innocenti, e dei bambini in particolare? Dove si trova nei momenti come questi?”

Non che Rieux non avesse già visto morire dei bambini, ma aveva sempre tenuto un distacco tra sé e il paziente, fino a quando un gracile bambino viene affidato alla sua ala protettrice di medico, a lui la responsabilità della sopravvivenza di un corpicino ancora troppo fragile per scampare alla morte. Rifiutando di rimettersi a Dio, Rieux non accetta che la peste possa rappresentare un castigo divino e rifiuta la dottrina universale della colpa. Perché mai se no morirebbero dei fanciulli senza peccato? Egli si rivolta a questa inspiegabile legge naturale, dimostrando la propria dignità di uomo che non si piega davanti all’ingiustizia, ricercando, diversamente da Paneloux, un altro tipo di salvezza, quella terrena. La sua idea di amore si ritrova nella rivolta, nel rifiuto di accettare “questa creazione dove i bambini sono torturati”, nel dire “no” davanti all’inevitabile.

Davanti allo strazio del bambino, perfino Padre Paneloux comincia a vacillare nell’incertezza. L’amore per lui rimane comunque la fede e, in quanto tale, non può essere compresa a pieno dagli uomini, che devono accettare passivamente di amare ciò che non sono in grado di comprendere. Durante la seconda predica nella Cattedrale di Orano il suo tono pare diverso, a tratti irriconoscibile: “Dovevamo accettare lo scandalo perché dovevamo scegliere di odiare Dio o di amarlo. E chi oserebbe scegliere di odiare Dio? Fratelli, l’amore di Dio è un amore difficile. Chiede l’abbandono di sé stessi e il disprezzo della propria persona. Ma è il solo a poter cancellare la sofferenza e la morte dei bambini, il solo in ogni caso a renderla necessaria, perché è impossibile capirla e si può soltanto volerla. Questa la difficile lezione che volevo condividere con voi”. Questa è la fede per Paneloux, ingiusta e incomprensibile agli occhi degli uomini, necessaria agli occhi di Dio.

 

 

 

Una frase del libro da conservare

La sofferenza profonda di tutti i prigionieri e di tutti gli esuli è quella di vivere con una memoria che non serve a niente….insofferenti al presente, nemici del passato e privi di futuro, eravamo come quelli che la giustizia o l’odio fanno vivere dietro le sbarre.

“Può un sacerdote consultare un medico?” 

Questo è il quesito che il Padre pone a Rieux. La risposta del medico è chiara: “Per un sacerdote vi è contraddizione a consultare un medico.” Per un cristiano convinto sarebbe paradossale riporre la propria fede in qualcun altro che non sia Dio. Rieux non comprende proprio come ci si faccia ad abituare a veder morire, per quale assurda ragione si allenti la presa che ci tiene aggrappati al filo della vita, quale buon motivo ci sia mai per smettere di lottare. Per affrontare il comune destino, gli uomini devono creare dei valori ben nuovi dalla religione, quelli della fratellanza e della solidarietà. Un cristiano, invece, può mai essere solidale? Per il medico la risposta è ovvia. L’egoismo e l’ignoranza del credente si radicano proprio nell’idea di una punizione collettiva a cui tutti sono destinati, non esiste aiuto reciproco, sostegno, comunanza. L’unico fondamento su cui un fedele si basa è il volere di Dio, nient’altro. Ecco perché sarebbe contraddittorio per un sacerdote farsi curare da un medico.

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