Un libro tante scuole

Procida, da Isola d’Arturo a Capitale della Cultura 2022


Assahli Safia, Covello Rebecca, Ferrante Martina e Romdhani Rania della 1AT dell'Elsa Morante di Sassuolo.


Una cosa che ti ha colpito

Proprio Arturo fa capire che Procida è dei procidani e che è una terra da proteggere gelosamente.

Una frase del libro da conservare

E l’arrivo di un forestiero non desta curiosità, ma piuttosto diffidenza. Se esso fa delle domande, gli rispondono di malavoglia; perché la gente, nella mia isola, non ama d’essere spiata nella propria segretezza

Procida è una piccola isoletta nel golfo di Napoli, sulla quale Elsa Morante ha deciso di ambientare la storia di Arturo e che adesso è stata eletta Capitale italiana della Cultura 2022. Ma innanzitutto, cos’è un’isola e come mai proprio Procida è stata eletta capitale? Un’isola è un piccolo territorio circondato dalle acque marine, lontano dalle grandi metropoli e che ora vive di turismo, ma che all’inizio viveva soprattutto  di pesca; Procida era proprio così. E se le vicine Ischia e Capri accoglievano già decine di turisti, Procida li denigrava e possiamo capirlo anche da una citazione del libro: “E se per caso uno straniero scende a Procida, si meraviglia di non trovarvi quella vita promiscua e allegra, feste e conversazioni per le strade, e canti, e suoni di chitarre e mandolini, per cui la regione di Napoli è conosciuta su tutta la terra. I procidani sono scontrosi, taciturni. Le porte sono tutte chiuse, pochi si affacciano alle finestre, ogni famiglia vive fra le sue quattro mura, senza mescolarsi alle altre famiglie. L’amicizia, da noi, non piace”. 

Proprio Arturo fa capire che Procida è dei procidani e che è una terra da proteggere gelosamente; ma con il tempo la presenza di turisti aumenta e anche gli abitanti ci fanno l’abitudine; ad esempio negli anni sessanta c’erano tre alberghi con ottanta posti letto in totale, pochi affitti e pochi stranieri. Il turismo, da allora, è cresciuto senza sosta, grazie ai numerosi punti di forza dell’isola. Procida ha anche dei punti di debolezza, come la scarsa manutenzione degli alberghi e della costa, gli imprenditori che non investono in attività a Procida, i pochi contratti di Tour Operator, l’assenza di centri congressi, l’inadeguatezza dei servizi per i turisti stranieri, di una difficile collaborazione tra albergatori procidani e mercati turistici esteri e la ridotta domanda turistica durante la stagione invernale.

Insomma, se i procidani decidessero di investire seriamente sul loro territorio, la nomina a Capitale italiana della Cultura 2022 potrebbe risultare davvero favorevole per loro; questo anche perché con le loro “porte chiuse”, come narra Arturo, hanno saputo preservare negli anni la loro cultura e la loro tranquillità. Nel futuro si spera che molti giovani imprenditori decidano di non abbandonare il territorio procidano, ma che creino varie attività, in modo da portare il nome di Procida molto in alto, proprio come avrebbe voluto Arturo.

 

Riferimento bibliografico: S. PALMIERI, Nuove prospettive dell’insularità. Procida Capitale Italiana della Cultura 2022, in Semestrale di Studi e Ricerche di Geografia XXXIII, 2, 2021, pp. 99-115

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *