La Peste, Un libro tante scuole

L’unione dell’esilio


Bruna Ferreira


Una cosa che ti ha colpito

Pg. 93-94 “Da questo momento si può dire che la la peste.. […] ..non avevano più alcun senso.”

Queste due pagine riassumono perfettamente il sentimento che ci ha accomunati nei tempi in cui la pandemia ci ha costretti al lockdown. Eravamo tutti uniti dalla separazione e dall’esilio. Rinchiusi nelle nostre case, il mondo esterno pareva essere diventato una terra sconosciuta e nuova, così come i nostri cari che, per messaggio e in pandemia suonano molto diversi.
Per quanto, a differenza dei personaggi del libro, siamo dotati di cellulari e modi per comunicare ed anche vederci a distanza, non bastavano a colmare il sentimento di separazione che pesava su di noi. Sono stati i momenti di maggior solitudine a farci realizzare che cose scontate come il sorriso di una persona che ami può mancare come l’aria, come un pezzo di sé stessi. Persino gli individui più autonomi ed individualisti si sono ritrovati soli nei loro pensieri, bramando un qualsiasi contatto con chi non vedevano da troppo, fosse uno sguardo sfuggente o uno sfiorare di dita.
Così avviene nel libro, dunque, abbiamo dovuto farci forza e mettere da parte i desideri di ognuno per poter porre fine all’esilio comune; la parola “esilio”, in questo caso, non è un’esagerazione, per quanto lo possa sembrare. D’altronde, a pensarci così, stare in casa per un po’ di tempo non pare così brutto, dato che si continuava a vivere dove si era sempre stati, no? Invece, è stato un vero e proprio esilio: solo la proibizione di recarsi nei luoghi dove fino a poco tempo prima si passavano le giornate, assieme al peso che essa portava con sé, basta a chiamarlo tale. Pur permanendo geograficamente nella patria, essa diventava poco a poco solo un ricordo, una mancanza nella mente di chi non aveva più potuto vederla perché impossibilitato di uscire di recarsi lì.
Così, noi come i personaggi dell’opera, siamo stati uniti dall’amarezza dell’esilio.

Una frase del libro da conservare

Pg. 93-94 “Da questo momento si può dire che la la peste.. […] ..non avevano più alcun senso.”

In una situazione di epidemia, diventiamo tutti figli dell’esilio.

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