La Peste, Un libro tante scuole

La peste, una prigione


Kine Cisse


Una cosa che ti ha colpito

La Peste è una prigione, così come lo è il coronavirus. Tuttavia, il coronavirus è più godibile.
Grazie al romanzo, non solo sono riuscita a trovare delle simulitudini tra le varie epidemie, ma anche delle differenze. La differenza principale sulla quale sono riuscita a focalizzarmi è la tecnologia. Quando si è in quarantena, non si può uscire di casa e dunque non si possono vedere amici e parenti. Sia noi che quelli che hanno vissuto la Peste, hanno sofferto di tale fatto, ma mentre loro non potevano fare altro che mandare dei telegrammi, noi, fortunatamente, grazie all’uso di telefoni, tablet, computer e quant’altro, siamo riusciti a non perdere il contatto con le varie persone.
Molti si lamentano della tecnologia e del fatto che si sta troppo attaccati ad essa. Però questa si è riscontrata estremamente utile in una situazione molto complicata.
Leggere La Peste al giorno d’oggi fa capire quanto in realtà, noi uomini del ventunesimo secolo, non siamo altro che fortunati a dover vivere la situazione di Rieux con tutte le agevolazioni che abbiamo.

Una frase del libro da conservare

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Se questo libro fosse una canzone

Mettendo a paragone il mondo di oggi, offuscato dal coronavirus, e la situazione creatasi a causa della peste, incontreremmo delle somiglianze sbalorditive, a partire da una situazione iniziale in cui c’è questo rinnegamento del problema sino all’accettazione. E’ nel momento in cui si accetta il tutto, che si capisce di essere rinchiusi in una prigione. Lo dice il narratore stesso: dal superiore punto di vista della peste, tutti erano condannati, dal direttore fino all’ultimo carcerato. Viene spontaneo chiedersi quand’è che si potrà essere liberi per poter riprendere in mano la propria vita. Per questa ragione, ritengo che se questo libro fosse una canzone, oltre alle altre nominate in precedenza, questo potrebbe essere anche Out of the Woods di Taylor Swift, brano in cui la cantante si chiede ripetutamente are we out of the woods yet, ovvero siamo già fuori dai boschi, dove con bosco intende pericolo, e in seguito are we in the clear yet, dove con clear, ovvero chiaro, luce, intende salvezza.
Possiamo immedesimare le circostanze vissute da Rieux con quella vissuta dalla cantante: are we out of the woods, per Rieux e per noi significherebbe chiedersi se la città sia già libera dal pericolo della Peste e dal Coronavirus, mentre are we in the clear significherebbe chiedersi se effettivamente ci si sia allontanati dall’oscurità.

Commento su “La peste” di Kine Cisse

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