La Peste, Un libro tante scuole

La peste aveva tolto a tutti la disposizione all’amore e all’amicizia


Elena Puleio


Una cosa che ti ha colpito

Una cosa che mi ha particolarmente colpito del romanzo è l’estrema somiglianza tra i comportamenti adottati dalla popolazione di Orano durante l’epidemia di peste e le nostre stesse azioni e reazioni durante la pandemia di coronavirus. Alle prime notizie della malattia contenenti la parola “peste” , i cittadini descritti da Camus inizialmente faticavano a credere ciò che stava davvero accadendo: come infatti il narratore dichiara nella parte prima del romanzo, “benché un flagello sia infatti un accadimento frequente, tutti stentiamo a credere ai flagelli quando ci piombano addosso”. Anche dopo le conferme e le prove fisiche della peste osservate da tutti gli abitanti, molti ancora sostenevano che la malattia non avrebbe avuto futuro in una città come Orano, e la vita continuava quasi normalmente : “Continuavano a fare affari, programmavano viaggi e avevano opinioni. Come avrebbero potuto pensare alla peste che sopprime il futuro, gli spostamenti e le discussioni? Si credevano liberi e nessuno sarà mai libero finché ci saranno dei flagelli”.
Gli stessi sentimenti pervadevano i nostri animi nella fase iniziale della pandemia di coronavirus, quando ancora lo stato di emergenza non era stato dichiarato; i viaggi continuavano, notizie lontane arrivavano di una strana influenza dai paesi orientali, e nessuno immaginava ciò che sarebbe successo di lì a poche settimane; noi tutti, che prima di allora credevamo di poter superare qualunque ostacolo e pensavamo di essere immuni a qualunque grande disgrazia che aveva afflitto le popolazioni dei secoli passati, ci siamo improvvisamente ritrovati in una situazione in cui siamo stati costretti a rivalutare ogni nostra convinzione e a riconoscere la nostra impreparazione e debolezza davanti ad un fenomeno molto più grande di noi.
E così come gli abitanti di Orano si sono trovati a dover fare i conti con un esilio apparentemente interminabile e una separazione dalle persone amate, anche noi abbiamo dolorosamente appreso l’isolamento forzato; se è vero che, rispetto alle nostre controparti romanzesche, abbiamo avuto la possibilità di comunicare in via telematica e di rimanere in contatto diretto con i nostri cari, è pur vero che la nostra società così abituata alla dinamicità e al movimento perenne ha subito un duro colpo quando è stata improvvisamente arrestata.
Per concludere, ciò che più di ogni altro aspetto del romanzo mi ha colpito è stato proprio questo parallelismo tra due universi, che indebolisce il confine tra realtà e finzione, e rende anche noi, così come i cittadini di Orano, i protagonisti della nostra singolare storia.

Una frase del libro da conservare

Una frase che mi ha particolarmente colpito nel romanzo “La Peste” di Albert Camus e che mi ha obbligata a fermarmi un momento dalla lettura per riflettere è la seguente:
“Sì, bisogna proprio dirlo, la peste aveva tolto a tutti la disposizione all’amore e all’amicizia. Poiché l’amore richiede un po’ di futuro, e per noi ormai c’erano solo istanti.” Questa frase, pronunciata dal narratore nella parte terza del libro (p.208), mi ha davvero lasciato senza parole per un momento, non solo per la sua incisività e il contenuto stesso, ma soprattutto perché è assimilabile all’esperienza da me (e sicuramente condivisa da molte altre persone come me) vissuta durante la pandemia di coronavirus, specialmente all’inizio di essa, a marzo del 2020. La malattia ha instillato sin da subito un forte senso di diffidenza, sfiducia e paura: è così che dunque, sia prima della quarantena che dopo, famiglie e compagnie smettevano di vedersi, sconosciuti al supermercato si guardavano con occhi carichi di ansia e disdegno, tutti cercavano disperatamente un capro espiatorio a cui dare la colpa della diffusione del morbo per sentirsi più al sicuro. Chiunque tentava di programmare qualcosa e cercare di mantenere un barlume di speranza in più di rivedere i propri cari veniva ben presto deluso dal numero sempre crescente di decessi e contagi sui giornali e dalle disposizioni in diretta televisiva che ogni settimana annunciavano un prolungamento dello stato di emergenza; così come i nostri cittadini di Orano, anche noi abbiamo appreso a vivere per istanti, sempre appesi ad un filo di ragnatela rispetto al grande vuoto del futuro.

Commento al libro “La peste” di A. Camus

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