La Peste, Un libro tante scuole

 La modernità di Camus: tra ricordo e rimpianto


Sofia Culicchia, Serena Clemenzi, Giada Terranova


Una cosa che ti ha colpito

Vivendo una condizione di isolamento, l’uomo ha avuto, in realtà, modo di recuperare la sua dimensione interiore, di trovare il proprio “angulus” ed evitare così di smarrirsi.

Una frase del libro da conservare

Per qualche minuto avanzarono con la stessa cadenza e con la stessa energia, soli, lontani dal mondo, finalmente liberati dalla città e dalla peste[…] Quando scorsero da lontano la sentinella della peste, Rieux sapeva che Tarrou pensava come lui che la malattia si era dimenticata di loro, che era bene così, e che adesso bisognava ricominciare

<<Persino il passato a cui pensavano in continuazione aveva solo il sapore di rimpianto. Avrebbero voluto, infatti, potergli aggiungere tutto ciò che si rammaricavano di non aver fatto, quando ancora era possibile, con colui o colei che aspettavano – così come a tutte le circostanze, anche relativamente felici, della loro vita di prigionieri rendevano partecipe l’assente, e ciò che erano allora non poteva bastargli. Insofferenti al presente, nemici del passato e privi di futuro, eravamo come quelli che la giustizia o l’odio umani fanno vivere dietro le sbarre>>. Quanto di questo perenne rimpianto e angoscia, che emerge dalle coscienze dei cittadini di Orano, è riconducibile a noi che, illusi di poter domare qualsiasi evento umano, ci siamo ritrovati impotenti di fronte alla concreta realtà dei fatti?

Possiamo, in prima persona, toccare con mano la grande sofferenza provata da questi sfortunati cittadini, vittime di una calamità che reca rammarico nei loro cuori, e il rimpianto di un passato dato per scontato e vissuto non realmente a pieno. Essi, per scampare a quella insopportabile situazione, potevano solo immaginare una realtà diversa dal loro presente; tra questi, chi più ne risentiva erano i viaggiatori, come Rambert, sorpresi dalla peste, rimasti bloccati in città e costretti a vivere una situazione di prigionia, lontani dai propri affetti e dalla loro casa.

Vi erano, poi, gli amanti, e uno di questi era lo stesso Rieux che, intrattenendo un dialogo con Rambert, nel frattempo pensa: <<In quel momento amava immaginare la donna che aveva lasciato […] poiché il grande desiderio di un cuore inquieto è possedere ininterrottamente l’essere amato o poterlo far piombare, quando giunge il tempo dell’assenza, in un sonno senza sogni che abbia fine solo il giorno del ricongiungimento>>. È evidente che l’amore e il desiderio di essere amati riveste uno dei ruoli principali anche qui, in una situazione di lontananza non soltanto fisica, ma anche e soprattutto emotiva e sentimentale. Persino il dottor Rieux, personaggio che si riteneva non avesse bisogno di sostegno (fisico e morale), in realtà, come tutti quelli coinvolti in quella situazione, anche lui sentiva la mancanza della donna che aveva lasciato.

Emerge, quindi, costantemente il tema del ricordo e della memoria, ciò che tiene legati gli animi dei cittadini di Orano. Effettivamente, anche noi, nei primi periodi della pandemia, ci siamo ritrovati abbandonati a noi stessi e l’unico nostro compagno era il ricordo dei momenti felici vissuti insieme alle persone amate e, nello stesso tempo, il rimpianto di qualche scelta non presa in passato o che abbiamo dato per scontato.

Un modo che noi dovremmo adoperare per attraversare le situazioni difficili che si sono presentate (come nel caso della pandemia covid-19) o che si presenteranno sarebbe quello di ritagliarsi dei momenti per se stessi, che ci permettano di recuperare quella dimensione di normalità tanto desiderata; proprio come fanno, nel corso della vicenda, Rieux e Tarrou i quali,

 

dopo lunghi mesi di duro lavoro, decidono di andare a farsi un bagno al mare in piena notte, abitudine ormai persa in seguito all’avvento della peste in città: <<Per qualche minuto avanzarono con la stessa cadenza e con la stessa energia, soli, lontani dal mondo, finalmente liberati dalla città e dalla peste[…] Quando scorsero da lontano la sentinella della peste, Rieux sapeva che Tarrou pensava come lui che la malattia si era dimenticata di loro, che era bene così, e che adesso bisognava ricominciare>>.

Ognuno di noi, nel suo piccolo, ha avuto modo di riflettere sull’importanza della vita, delle relazioni con gli altri e sul valore della quotidianità in tutta la sua semplicità. Vivendo una condizione di isolamento, l’uomo ha avuto, in realtà, modo di recuperare la sua dimensione interiore, di trovare il proprio “angulus” ed evitare così di smarrirsi.

 

 

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