La Peste, Un libro tante scuole

Un classico che si adatta a pieno


Maria Chiara Danese 4D


Aprile 1940: la peste si insedia nella città di Orano. I giorni passano e i casi di malattia si moltiplicano, nonostante questo però la prefettura tarda a dichiarare lo stato di emergenza per non preoccupare l’opinione pubblica. Poche settimane dopo la città si ritrova tagliata fuori dal mondo e gli abitanti ne diventano prigionieri costretti a pensare e lottare per la sopravvivenza alla ricerca dell’umanità. Ognuno persona sceglie di reagire in modo diverso: chi ne cerca le colpe, chi non si arrende, chi crede nella punizione divina e chi pensa che sia un mezzo per trarne profitto. Ma una cosa è certa: tutti vivono la peste come un nemico personale, che li separa dai loro cari.Il narratore, che non si conoscerà fino alla fine della storia, segue le vicende del dottor Rieux che da subito riconosce la gravità della situazione e cerca di agire “secondo giustizia, giustizia orribile e derisoria”. Inizieranno così delle vere e proprie indagini per ricostruire in maniera oggettiva anche se a fare la differenza sarà il taccuino dello spagnolo Tarrou che riporta semplici conversazioni quotidiane di persone incontrate durante il suo viaggio.  Il romanzo è una fredda cronaca raccontata in terza persona, con solo occasionali riferimenti a “noi”.

Le cinque parti del romanzo rappresentano i cinque atti di una tragedia descritta nel dettaglio che offre però una morale. La descrizione dettagliata di diverse morti tortuose riescono addirittura a far dubitare i religiosi presenti nella storia della loro fede in Dio. La peste diventa quindi un simbolo dell’universo aspro e insignificante e attraverso il suo pensiero filosofico Camus fa capire al lettore che il male qui è qualcosa di esterno agli uomini, ci si può accontentare solo di gesti semplici e fraterni, senza pretendere di capire ciò che non ha senso, né sperare di poter controllare quello che accade.

Albert Camus, attivista politico, saggista e giornalista francese nato il Algeria nel 1913, pubblica nel 1947 “La peste”. E’ l’opera di un filosofo della rivolta e questa piaga è solo un pretesto per lo sviluppo di un pensiero più complesso.

Senza dubbio Orano degli anni ‘40 viene considerata metafora della Seconda guerra mondiale, in particolar modo del nazismo, anche se, nel 2021 potrebbe essere comparata alla catastrofe che ha reso protagonista l’intero globo. E’ stato preoccupante se non addirittura angosciante, constatare che l’impotenza di fronte a un’emergenza sanitaria è la stessa.

Qualche anno fa avremmo analizzato le personalità del dottor Rieux e dei vari protagonisti e probabilmente la lettura sarebbe risultata lenta e impegnativa; minacciato da un virus mortale, il lettore di oggi riscontra  in “La peste”  somiglianze con ciò che vive quotidianamente e si ritrova immerso in un classico che si adatta  a pieno a questa insolita esperienza.

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