Un libro tante scuole

“Tu sei l’ape e sei la rosa”


Lucia Rossi, liceo Domenico Berti classe 5ªB


Quando ho cominciato a leggere il libro ‘L’Isola di Arturo’ mi sono subito innamorata dello stile, a mio parere molto delicato e poetico. Le descrizioni, dettagliate e curate, sono presenti fino alla fine del romanzo, e se per molti possono risultare noiose, io le ho trovate davvero piacevoli e insieme necessarie per far comprendere a pieno la mentalità del protagonista e la sua visione del mondo. Riescono infatti a far immergere il lettore nella storia, narrando dei meravigliosi luoghi ammirati da Arturo, nei quali lui cresce e vive. La lettura è molto scorrevole e la trama sempre più interessante e accattivante. Devo ammettere che forse il mio amore per questo libro si è amplificato quando ho riscontrato che alcuni tratti del carattere e della storia del protagonista coincidevano con i miei. Infatti una delle caratteristiche che ha fatto di questo libro uno dei miei preferiti in assoluto è che mentre leggevo mi sentivo compresa e allo stesso tempo coglievo i pensieri, i ragionamenti e le emozioni di Arturo, che a volte sembravano fossero usciti dalla mia testa e si fossero materializzati davanti a me, tra le parole di Elsa Morante. Inoltre ho adorato il modo in cui il protagonista scopre i suoi sentimenti con l’avanzare dell’età e delle esperienze: passando la maggior parte del tempo da solo e non potendosi confrontare con nessuno (nonostante ammetta lui stesso di aver desiderato qualcuno a cui poter confidare i suoi pensieri), capisce da sé gli atteggiamenti e comportamenti che adotta, ma solo dopo un’attenta e successiva revisione che fa raccontando la sua storia, caratteristica che rende quest’opera un romanzo di formazione. 

Concludo con una delle frasi che ho trovato più poetiche, toccanti e profonde, che l’Amalfitano riferisce a Wilhelm, padre di Arturo, nella speranza che possa essere altrettanto apprezzata e desti l’interesse alla lettura del romanzo: “Dunque, pare che alle anime viventi possano toccare due sorti: c’è chi nasce ape e chi nasce rosa. Che fa lo sciame delle api con la sua regina? Va, e ruba a tutte le rose un poco di miele […] E la rosa? La rosa l’ha in sé stessa il proprio miele. […] Ma qualche volta sospirano di solitudine, le rose, questi esseri divini! […] Secondo me, tu, Wilhelm mio, sei nato col destino più dolce e col destino più amaro: tu sei l’ape e sei la rosa”.

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