Laboratorio, Leggere Lolita a Teheran 2026, Un libro tante scuole

Non perdere la speranza


Angelica Camerra

IIS Boscardin - Vicenza

Nome Scuola

IIS Boscardin

Città Scuola

Vicenza

Il libro di Azar Nafisi è per me un libro che parla di donne estremamente coraggiose che molto spesso mettono in pericolo la loro vita pur di inseguire i loro ideali ma anche la loro passione, ossia la letteratura. Queste ragazze decidono di rifugiarsi nei libri per poter fuggire da quella realtà che le imprigiona solo perché donne, e perché gli uomini decisero per loro di doverle “difendere” e di “difendere la loro innocenza”.

In questo libro si può vedere come gli stessi uomini abbiano in realtà paura delle donne. Per questo, devono impedire loro di svolgere la loro vita godendo dei privilegi che sarebbero spettati loro in quanto esseri umani: questa privazione la mascherano dietro a motivazioni religiose, sostenendo sempre che era il loro Dio a volerlo e che dunque loro, essendo dei religiosi osservanti, seguivano e mettevano in pratica il suo volere. Questo lo sostengo perché Azar Nafisi racconta che la sua vecchia preside, solo perché ricopriva un ruolo di potere ed era donna, verrà accusata di un crimine e poi uccisa.

Della situazione in Iran come viene descritta dalla Nafisi mi ha maggiormente colpito che le donne non potevano girare in nessun luogo senza il velo e anche un ciuffo di capelli avrebbe potuto costare loro il carcere e a volte la morte. E questo perché gli uomini non sarebbero riusciti a controllare i loro istinti, quasi fossero degli animali che non hanno abbastanza controllo e coscienza di sé per potersi trattenere dal commettere crimini sessuali. Questi, infatti, per la vittima avrebbero avuto gravissime conseguenze, mentre per gli uomini non sarebbe cambiato nulla e non avrebbero subito conseguenze.

Questo meccanismo viene riassunto per me nel racconto di Nassrin, che dice che in cella con lei c’era una ragazza che si trovava in quel luogo solo perché molto bella: verrà violentata perdendo la possibilità di andare in paradiso perché non più vergine (i suoi carcerieri già sapevano che sarebbe stata uccisa dopo). Anche senza arrivare a tali atrocità, un altro personaggio che mi ha colpito e che esemplifica perfettamente in che realtà dovessero vivere queste donne è quello di Azin. La ragazza ha paura di divorziare dal marito, nonostante venga da lui picchiata, perchè avendo una figlia questa sarebbe ovviamente stata affidata a lui perché uomo.
Il regime infatti non toglieva solo la libertà alle donne ma anche la loro dignità e la speranza. Secondo me, infatti, dipendere completamente da un’altra persona, sia economicamente, sia nella vita di tutti i giorni, senza uscire di casa non accompagnate, solo perché qualcuno ha deciso che un sesso deve avere più diritti di un altro, è anche perdere in parte la propria dignità.

In generale però, nonostante la vita di queste ragazze sia molto complessa per colpa del regime islamico, non perdono mai la speranza e anzi, continuano a vivere, perché sanno che il giovedì pomeriggio possono rifugiarsi in un libro e fuggire dalla realtà, spogliandosi delle loro pesanti vesti a casa della loro adorata professoressa. Azar sarà la loro guida, nonostante anche lei abbia paura e sia contraria al regime. Rimane in Iran fino a quasi la fine del racconto perché, in fondo, nonostante la situazione, trova in quel paese, che in parte è una gabbia, una casa per lei. Io l’ammiro anche per questo, perché non si è mai arresa e ha sempre sostenuto le sue ragazze. Secondo me è rimasta così a lungo in Iran per le sue ragazze, per essere una guida per loro, ma anche per dare un esempio e portare loro un racconto della sua vita passata: fuori da quel paese c’è un mondo nuovo che le aspetta. Infatti poi il libro si conclude con il racconto della vita che è andata avanti, di come si sono evolute le ragazze, e di in che modo sono cambiate le loro vite, il che dà un po’ di speranza.

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