La Peste, Un libro tante scuole

Nel libro ho rivissuto i mesi terribili della pandemia


Riccardo Vavassori Quarta Istituto tecnico Centro Salesiano Treviglio


Nel 1940, in Algeria, nella città di Orano si diffonde improvvisamente la peste; inizialmente le autorità sono indecise nel prendere posizione e solo quando la malattia si diffonde decidono di isolare la città e imporre il coprifuoco. L’epidemia, nonostante il trascorrere dei mesi, continua la diffusione, la gente si
interroga sulla situazione e cerca di trovare nella religione e nella scienza alcune risposte. Si organizzano comitati che aiutano i pochi sanitari e le forze dell’ordine per mantenere la calma .
Durante la lettura, sono i sentimenti umani i veri protagonisti: il dolore, la sofferenza, la fede, la speranza e la delusione. La solitudine. L’autore parla anche dell’esilio inteso come separazione degli affetti e limitazione della libertà, dell’impotenza umana difronte alle catastrofi naturali. È proprio durante le difficoltà di una pandemia che l’uomo si rende conto di non essere protetto e al sicuro perché la peste può nascondersi per anni. Ma poi si può risvegliare. In questo libro viene evidenziata l’importanza della solidarietà: nessun uomo può salvarsi senza l’aiuto dei suoi simili e si è felici se si riesce a condividere. Nel libro si parla anche del Natale di quell’anno – l’autore lo definisce la festa
dell’Inferno piuttosto che del Vangelo con le botteghe vuote e prive di luce, la
cioccolata finta o le scatole vuote nelle vetrine, i tram carichi di facce scure, nulla a che
vedere con i Natali trascorsi. Per concludere, lo definirei un libro molto attuale. Sembra scritto ai giorni nostri. Si descrive l’insorgere della pandemia che scuote la popolazione, l’umanità che viene messa a dura prova. E’ uno specchio delle situazione e dei sentimenti che abbiamo vissuto: per me è stato come rivivere le angosce e le paure dei mesi di marzo e aprile 2020.

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