La Peste, Un libro tante scuole

Le buone azioni contro il male


Chiara Formica, VC


“La peste” è un romanzo che Camus scrive nel 1947 e che si rivela estremamente attuale, sembra parlare della realtà che stiamo vivendo.

La vicenda è ambientata ad Orano, una piccola città algerina in cui regna l’abitudine e la monotonia, ma tale quiete viene improvvisamente infranta dal diffondersi di un flagello subdolo e inesorabile, la peste.  Ogni giorno i contagi aumentano esponenzialmente, fino a quando da Parigi arriva l’ordine di chiudere la città per limitare la diffusione del contagio. Chi legge ha all’inizio un senso di estraneità ma poi pian piano si cala all’interno della vita dei personaggi, dei pensieri del protagonista, il dott. Rieux. Così, ciò che prima appariva lontano si trasforma nel nostro specchio.

Camus cela, tra una pagina e l’altra, numerose riflessioni riguardanti l’uomo e il senso del vivere.  La più significativa, a parer mio, è la seguente:

“Il male che è nel mondo viene quasi sempre dall’ignoranza, e la buona volontà può fare guai quanto la malvagità, se non è illuminata. Gli uomini sono buoni piuttosto che malvagi, e davvero non si tratta di questo; ma essi più o meno ignorano, ed è quello che si chiama virtù o vizio, il vizio più disperato essendo quello dell’ignoranza che crede di saper tutto e che allora si autorizza a uccidere. L’anima dell’assassino è cieca, e non esiste vera bontà né perfetto amore senza tutta la chiaroveggenza possibile.”

L’autore sostiene che se le buone azioni fossero quotidiane, nessuno più si stupirebbe e il male  perderebbe di importanza. Afferma, inoltre, che il male proviene dall’ignoranza ed è proprio chi pensa di sapere tutto che spesso danneggia le altre persone.

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