La Peste, Un libro tante scuole

La storia si ferma


Diana Zappia


Il romanzo, ambientato a Orano, paesino dell’Algeria, racconta l’intero percorso dell’epidemia che sta per dilagare in quel periodo. Inizia tutto dall’avvistamento di un topo morto, nel giro di pochi giorni però questi diventano centinaia e poi migliaia, un fenomeno apparentemente non controllabile e di causa sconosciuta ma che fortunatamente sembra placarsi in maniera autonoma. Subito in seguito a questo però cominciano ad ammalarsi gli abitanti del villaggio in numero sempre più grande e con sintomi gradualmente più delineabili fino a che i dottori dichiarano che si tratta di peste. L’intera città viene messa in quarantena anche se i cittadini sono in un primo momento increduli e spiazzati. Cominciano a verificarsi episodi strani come il tentato suicidio di Cottard, un commerciante sotto la tutela di Bernard Rieux, medico molto importante, protagonista e narratore dell’opera. Qualcuno lucra la mancanza di viveri, come lo stesso Cottard, qualcuno tenta di scrivere un libro ma senza riuscire ad andare oltre la prima frase, come Grand, che l’ha rimodellata e riscritta nel suo opuscolo di circa una cinquantina di pagine, qualcuno ancora è convinto che la peste sia una punizione divina come padre Paneloux, e così via…

L’epidemia viene affrontata da Rieux in veste di medico e dal suo amico Jean Tarrou che, abbandonata giurisprudenza e diventato un amante del viaggio, si ritrova in questo paesino e decide di rendersi utile seppellendo cadaveri. Con l’arrivo dell’estate la peste muta e da bubbonica diventa polmonare, i casi di contagio sono in continua salita e non c’è più posto per seppellirli perciò adottano la soluzione di riutilizzare le bare e non sotterrarle con il corpo in modo da occupare meno spazio. Nel frattempo, il dottore più anziano, Castel, trova un nuovo siero in grado di combattere questa malattia mortale e nonostante questo non abbia l’effetto desiderato su molte persone, riesce a salvarne miracolosamente altre e l’epidemia comincia a scemare dopo il periodo natalizio. Il villaggio esce dalla quarantena, gli amanti, rimasti separati in modo improvviso e per lungo tempo, riescono a riunirsi e si ha un buon finale per tutti tranne che per Cottard che impazzisce e comincia a sparare sulla folla fino ad essere arrestato.

Il romanzo è ricco di parti in cui la storia si ferma e i personaggi riflettono sulla loro visione del mondo e delle circostanze, alcuni in maniera più ottimistica, altri in maniera più pessimistica. Personalmente trovo che questo libro, grazie alla lettura molto leggera e scorrevole e a questi momenti riflessivi, sia di immediata comprensione e riesce bene a lasciare che il lettore si immedesimi bene all’interno del racconto, riesce addirittura in alcuni punti a creare suspence e suscitare sentimenti nel lettore.

Alla fine del libro emerge anche un aspetto molto curioso secondo cui la peste non se ne andrà mai del tutto ma rimarrà sempre dentro di noi e potrebbe venire fuori da un momento all’altro e nei momenti più inaspettati.

Come commento generale potrei dire che è un libro molto piacevole e leggero da leggere ma senza perdere di intensità e profondità, che esprime l’andamento di un’epidemia in tutte le sue sfaccettature.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *