La Peste

“La Peste” di Albert Camus


Nome degli autori o della classe: Emanuele Elias, classe 5N


Il romanzo è  stato scritto nel 1947 dallo scrittore algerino Albert Camus, insignito del premio Nobel per la Letteratura nel 1957  per aver trattato “ i problemi che si impongono alla coscienza umana”.

Camus  scrisse diverse opere esistenzialiste.

La Peste rappresenta il tentativo di dare voce a coloro che hanno patito le conseguenze del flagello come l’isolamento, la repressione della libertà, la paura, proprio come accadde  a coloro che vissero durante il periodo storico in cui si sono imposti i regimi totalitari. Lo svolgersi dei fatti che partono silenziosamente e inaspettatamente permettono al narratore di porre quindi in evidenza riflessioni e considerazioni che caratterizzano  la condizione umana.

Bernard Rieux è il narratore pacato e il testimone obiettivo di eventi che vanno oltre il potere umano nonché medico.

Dapprima si assiste ad una sorta di incoscienza e incredulità da parte del popolo davanti al dilagare della epidemia e poi via via i sentimenti mutano amplificandosi sino ad arrivare all’affermazione di un schiacciante terrore che  soffoca le speranze e le velleità personali, annullando anche la dignità  umana. Gli uomini sembrano adattarsi e accettare modi di vivere inconcepibili in condizioni di vita normale mostrando quanto ci si  possa abituare al dolore e al male.

Il racconto si svolge ad Orano, una cittadina sulla costa Algerina che dà le spalle al mare. I cittadini vivono freneticamente  impegnati nella gestione dei  loro affari per procurarsi denaro fino allo scoppio della pandemia.

Dapprima sono i topi a morire. Poi i morti tra gli uomini aumentano sempre più vertiginosamente senza che le autorità riescano a porvi i rimedi adeguati e a contrastare la diffusine del morbo. La città viene isolata, i cittadini vedono  una forte restrizione  della loro libertà da parte delle autorità che stentano a riconoscere la gravità  della situazione e temono di allarmare eccessivamente la cittadinanza.

Tuttavia il dilagare del morbo con le misure cautelari operate portano  i cittadini ad una maggiore  consapevolezza della situazione.

In seguito, sulla base di egoismi personali, si assiste alla protesta del popolo  contro le ordinanze e i divieti imposti.  Anche le condizioni economiche peggiorano, i più poveri faticano a procurarsi il cibo, la difficoltà di approvigionamento causato dall’isolamento provoca inflazione.

La situazione ad Orano peggiora irrevocabilmente nel corso  di diversi mesi; vengono messe in atto inutilmente  varie misure di contenimento, i sieri sembrano non aver effetto, si sperimenta un vaccino che non dá subito i risultati sperati, poi inspiegabilmente il flagello inizia a perdere il suo potere.

Il ritorno alla normalità agoniata non è semplice come lo si era immaginato, quasi le persone non erano preparate o addirittura la temessero.

Ho apprezzato molto il fatto che il romanzo offra spunti di riflessione esistenziali a partire da qualcosa di molto simile a quello che abbiamo vissuto in questi mesi. Forse ho potuto apprezzarlo appieno per il fatto che siamo ormai al termine della pandemia, se lo avessi letto qualche mese fa lo avrei sicuramente trovato più angosciante.

Soprattutto, se è successo nel passato e lo stiamo vivendo ora, potrà riproporsi in futuro? Forse l’uomo si cura troppo spesso degli avvenimenti nel presente credendosi invincibile, come se la sua condizione non potesse mai peggiorare.

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