La Peste, Un libro tante scuole

La peste (Albert Camus)


Giacomo D'Angelo, 4H


Recentemente ho letto La Peste di Albert Camus, noto scrittore francese e vincitore del premio Nobel per la Letteratura nel 1957.

Questo romanzo narra come, nella cittadina algerina di Orano, sia scoppiata un’epidemia di peste nata da un’invasione di topi che morivano sulle strade della città, descrivendo i singoli provvedimenti presi dai governatori, le sensazioni provate dai protagonisti e da tutta la popolazione di Orano e in particolare dal Dottor Rieux che con tutte le sue forze si prodiga per curare i suoi concittadini.

La città è stata bloccata, ma al suo interno la vita continua a scorrere con le sue quotidianità e le sue contraddizioni.

Dalla primavera si passa all’estate e con il caldo anche la peste si trasforma, passando dalla forma bubbonica alla più contagiosa peste polmonare. Sarà verso l’inverno che l’epidemia di peste comincerà ad essere meno coinvolgente e verso febbraio che la quarantena verrà revocata.

Tuttavia il libro sottolinea, attraverso i taccuini di un personaggio, che bisogna comunque essere vigili affinché la peste non abbia altre opportunità di presentarsi di nuovo.

Leggendo il romanzo, sono rimasto colpito da una frase in particolare:

“Quando scoppia una guerra, la gente dice: «Non durerà, è cosa troppo stupida». E non vi è dubbio che una guerra sia davvero stupida, ma questo non le impedisce di durare”. Questa frase mi ha fatto riflettere su come, a volte, le persone affrontino con troppa superficialità situazioni particolari come, appunto, quella di un’epidemia pur di non privarsi dei piaceri della vita; i medici, come i soldati, sono i primi coinvolti in questa “guerra” contro la diffusione della peste, operando nei reparti e negli ospedali, rischiando tutti i giorni la propria vita.

 

Ciò mi ha indotto, inevitabilmente, a fare un confronto con ciò che, nei nostri giorni, tutto il mondo sta vivendo a causa del Coronavirus, dove il fattore della superficialità è sempre presente, di cui sono espressione i no-vax che non vogliono vaccinarsi sia, come abbiamo detto prima, per la leggerezza con la quale affrontano la situazione, sia perché non si fidano di quello che consigliano i medici.

 

Un’altra cosa in comune che hanno queste due situazioni di pandemia diverse tra loro è lo spavento che la popolazione subisce, arrivando anche a rinchiudersi dentro la propria casa perché teme il contagio.

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