Un libro tante scuole

La maledizione dell’Amalfitano


Mouad Karbal - 3FTE


Il protagonista del romanzo “L’isola di Arturo” di Elsa Morante è un ragazzo cresciuto privo dell’affetto dei genitori. Il padre, Wilhelm Gerace, è poco presente perché dice di compiere lunghissimi viaggi e per questo vede il figlio non più di due mesi all’anno. La madre è morta di parto, e in paese si suppone che fosse stata colpita dalla maledizione che gli abitanti di Procida attribuivano alla “Casa dei guaglioni” dove la coppia abitava. La villa così chiamata, infatti, era stata donata in eredità a Wilhelm Gerace dall’Amalfitano, suo carissimo amico, il quale era un misogino che odiava talmente le donne da non farle mai entrare in casa.
Arturo cresce dunque solitario, vedendo il padre come una vera e propria leggenda e ammirandolo a tal punto da aspettarlo al molo ogni volta che ritorna sull’isola. Nel poco tempo che il padre trascorre a Procida Arturo è sempre con lui, benché Wilhelm non si curi più di tanto del figlio, che invece non fa altro che emularne le azioni. Questo rapporto di devozione cambia però drasticamente nel momento in cui il padre porta in casa Nunziatella, la nuova e giovane moglie napoletana, la quale tenta in tutti i modi di fare amicizia con Arturo, ma viene respinta per gelosia del padre e perché il ragazzo pensa che nessuna donna possa prendere il posto della madre nel suo cuore.
Ma l’odio nei confronti della ragazza sparirà nel momento in cui lei si troverà a dover affrontare le difficoltà del parto: i due sono infatti stati lasciati soli da Wilhelm, che è partito per uno dei suoi viaggi, e le doglie colgono la giovane donna impreparata. Arturo, temendo che avvenisse ciò che era accaduto alla madre la aiuterà cercando una levatrice e il rancore sparirà, dissolto dalla preoccupazione per la vita di lei. Il rapporto tra i due si farà più intenso nel momento in cui il ragazzo si renderà conto di essersi innamorato di lei. Questo farà in modo che la relazione con il padre peggiori, per il sopraggiungere di una nuova specie di gelosia amorosa e più tardi venga ulteriormente minato dalla scoperta scioccante che l’uomo prova in realtà attrazione per un carcerato superbo e arrogante, Tonino Stella, il quale sfrutta questo legame per finanziare i suoi obiettivi.
Un elemento simbolico che a mio parere lega il padre ad Arturo e che nella scena dell’incontro tra l’ex-detenuto e il ragazzo acquista grande importanza è l’orologio.
Orologio che l’Amalfitano aveva regalato a Wilhelm con una speciale dedica incisa e con la richiesta di non abbandonarlo mai, orologio che Arturo bambino aveva ritrovato tra le rocce della spiaggia dopo un pomeriggio di pericolose immersioni, orologio che Arturo considerava un “tesoro”, come tutti gli oggetti che il padre condivideva con lui nelle loro giornate sull’isola.
Il momento in cui Arturo capisce che è stato Wilhelm stesso a levarselo per donarlo all’amante coincide infatti con il momento in cui la stima dell’adolescente verso il padre cessa di esistere: Arturo riconosce l’orologio al polso dell’ex-detenuto, il quale, accortosi degli sguardi del ragazzo, se ne vanta, svelando definitivamente ad Arturo la vera meta dei continui “viaggi” del padre. Il senso di tradimento e dolore che scaturiscono dalle scoperte relative alla vera vita di Wilhelm saranno la goccia che farà traboccare il vaso e che muterà quindi definitivamente il rapporto tra padre e figlio.
Ma forse davvero tutto è stato provocato dalla maledizione dell’Amalfitano, perché la vita di Arturo ha iniziato a cambiare nel momento in cui Nunziatella ha messo piede nella “Casa dei guaglioni”.

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