Un libro tante scuole

Infanzia, crescita, delusioni


Classe 1E liceo scientifico scienze applicate Istituto Cellini Valenza


 

Ho trovato “l’isola di Arturo” un libro scorrevole,leggero,adatto a ragazzi della mia età.

A parer mio la Morante scrive in modo “fiabesco”,se così si può definire.Infatti il libro è caratterizzato dall’incrocio tra realtà e fantasia.

Sono presenti tantissime descrizioni,soprattutto di Procida,l’isola protagonista del racconto:chiudendo gli occhi,talmente le descrizioni sono belle e dettagliate,sembra di entrare nel libro,di essere effettivamente a Procida.

Il linguaggio è semplice e conciso.

Devo dire,però,che a volte il romanzo risulta lento.

 

Il romanzo racconta l’infanzia,la crescita,i primi amori e le delusioni familiari di Arturo,un ragazzo orfano di madre,immerso nella solitudine e che vive in un’isola chiamata Procida. 

 

I temi prevalenti in questo romanzo sono:amicizia,rapporti familiari,solitudine.

 

È un romanzo di formazione:viene raccontata la crescita fisica e psicologica di Arturo,una crescita che abbiamo passato,o passeremo tutti.Quel momento della vita in cui capisci chi sei e cosa vuoi fare nella vita e decidi con chi passerai il resto della tua vita.Un momento che posso definire con l’adolescenza:quel momento che sto passando io in prima persona.Credo che sia uno dei momenti più belli da un lato,ma brutti da un altro.Tante avventure,paure e scoperte.

 

Elencherò e commenterò,ora,tutte le parti del romanzo che mi hanno colpito maggiormente.

Secondo me  è un romanzo che regala emozioni e insegnamenti.

 

Arturo era un bambino sognante,che fantasticava su qualunque cosa.Credo che da bambini tutti eravamo un po’ così:sognanti,immersi nel nostro mondo fantastico.Queste “fantasticherie” diminuiscono nel corso del libro,facendo capire che il protagonista sta crescendo.

La cosa bella dei bambini è la spensieratezza con cui vivono la vita,purtroppo,però,questa spensieratezza e “allegria” vola via nel corso del tempo.

Sarebbe bello che tutti avessero anche solo un briciolo della spensieratezza che hanno i bimbi,si starebbe più tranquilli e rilassati.

 

Inizialmente viene raccontato che Arturo è orfano di madre.

Noi dobbiamo sentirci molto fortunati ad avere amici e persone che ci sostengono e ci aiutano nel momento del bisogno.Penso che i genitori siano dei pilastri,riferimenti fondamentali nella nostra vita,anche quando non ce ne rendiamo conto.

Non oso immaginare cosa si prova a perdere un genitorcredo che sia la cosa peggiore che possa capitare.

 

Il rapporto tra il padre e il protagonista è alquanto bizzarro.

Arturo si immagina suo padre come un supereroe,un grande avventuriero,sempre in viaggio verso nuove avventure.

Il suo esempio era lui,l’unico genitore che gli era rimasto,nonostante non ci fosse quasi mai per lui.Quando era di ritorno dai suoi “viaggi misteriosi”,denominati così dal figlio,la sua presenza era un onore per Arturo.Il padre era freddo e distaccato col figlio:non gli faceva mai un complimento,una carezza,niente di niente.Nonostante ciò era ugualmente ammirato dal figlio.

Non capisco il motivo di tanta ammirazione:io non sarei così contenta ad avere un padre che non mi calcola,che non mi considera.

Ora vivo in una situazione un pò difficile nella mia famiglia:i miei genitori sono separati e sento anche io,come Arturo,la mancanza di uno dei due.Mio padre è sempre via per lavoro,come quello del protagonista,e,diciamo che non ci vado molto d’accordo;litighiamo spesso.

Credo che il protagonista,così come me,si accontenti dei piccoli momenti che ha col padre,perché sa di vederlo poco.

Cerca di farsi notare dal padre,con gesta “eroiche”,se si possono definire tali,ma riceve solo gesti anaffettivi,quando vorrebbe solo un po’ di amore paterno.

 

Arturo non aveva amici,eccetto Silvestro e Immacolatella,la sua cagnolina:credo che il non avere amici sia dovuto dal fatto che è sempre stato abituato ad non avere nessuno e quindi di conseguenza non ha più cercato amici al di fuori di loro.Aveva loro ed era felice così!

Molto spesso noi ragazzi,compresa me,abbiamo paura di non avere amici o di perderli.Gli amici sono coloro che ci supportano e sopportano,ci risollevano quando siamo in difficoltà e ci fanno tornare il sorriso.Per me gli amici sono la miglior medicina!

 

Quando il padre torna a Procida con la nuova sposa tutto cambia:Arturo è contrario all’inserimento di Nunziata nella sua vita,perché teme che possa sostituire la madre,l’unica donna che Arturo aveva apprezzato.

In realtà poi scopre di nutrire un sentimento particolare nei suoi confronti,ma,logicamente viene respinto.

Scopre,quindi,di essere innamorato 

Io non so cosa sia l’amore,perché non l’ho mai provato.Penso,però,che sia un’emozione unica,talmente forte, che non si può descrivere a parole.

 

Il protagonista scopre che il padre in realtà è omosessuale,successivamente a suoi comportamenti strani.

Credo che in quell’epoca fossero discriminati tutti coloro che erano omosessuali.Il messaggio che,per me,l’autrice vuole dare è che nessuno si deve vergognare di ciò che è veramente.Bisogna essere sempre se stessi,in ogni momento.Ci saranno sempre coloro che vorranno buttarti giù,ostacolarti.Il motivo?Perché non hanno nulla da fare e se la prendono con i più “deboli”.

Coloro che ti vogliono bene non ti faranno mai piangere,gli altri non ti meritano!

Purtroppo ancora oggi ci sono persone che vengono discriminate,cosa che secondo me nel 2022 dovrebbe essere già stata risolta.

 

Il romanzo termina con Arturo che scappa dall’isola,cominciando un nuovo capitolo della sua vita.

Secondo me aveva capito che ormai l’isola non era più adatta a lui,all’Arturo adulto,che voleva voltare pagina una volta per tutte,e iniziare da capo,in modo migliore.

 

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