La Peste, Un libro tante scuole

Il senso di comunità ritrovato


Clarissa Riccitelli 4D


LA PESTE

La peste è il libro di Albert Camus, scrittore, filosofo, giornalista e attivista politico francese, nato nel 1913 in Algeria. Nel 1957 ricevette il premio Nobel per la letteratura per aver saputo esprimere come scrittore i problemi che oggi si richiedono alla coscienza.

La prima pubblicazione del libro risale al 10 giugno del 1947 dalla casa editrice Bompiani. Ha 336 pagine in cui racconta la diffusione improvvisa, negli anni ‘40 del secolo scorso nella città di Orano, di un’epidemia presunta di peste.

 

Il libro inizia con il protagonista, il medico francese Bernard Rieux, che con il passare dei giorni continua ad osservare l’aumento dei topi morti. Dopo l’improvvisa scomparsa del portinaio Michel, Rieux insospettendosi, insieme al collega Castel capiscono che si tratta di peste. Tutta la città di Orano viene messa in quarantena. Rieux nel frattempo cerca di combattere il morbo con l’aiuto di Tarrou, ex studente di giurisprudenza che si occupa del trattamento dei cadaveri. Intanto gli abitanti di Orano continuano a morire e non c’è più posto per le fosse comuni. Tuttavia, l’anziano Castel ha prodotto un nuovo siero che, dopo diversi esperimenti, inizia ad assicurare la guarigione di tutti gli appestati. La fine del libro descrive la grande folla di gente che si riversa nelle strade in preda all’euforia.

 

L’autore nel libro usa un linguaggio scorrevole rendendo la lettura veloce e coinvolgente. Per quanto riguarda la trama, invece, l’impressione su di essa può cambiare a seconda della persona. Essendo un’appassionata di questo genere non mi ha annoiata, però un altro lettore può trovare alcune parti della narrazione poco piacevole o addirittura fastidioso.

Il libro mi ha colpito anche perché si possono trovare parallelismi con il COVID-19, come le quarantene. Camus, raccontando lo stato d’animo, l’isolamento, la solitudine delle persone colpite dalla peste, la disperazione e la morte e infine la vittoria e il senso di comunità ritrovato, ci insegna che nei tempi di pandemia bisogna mettere da parte la felicità individuale, e dedicarsi a quella collettiva, collaborando.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *