La Peste, Un libro tante scuole

Essere costretti


Edoardo Battistella, Niccolò Bellamio (4CAT - IIS Atestino)


Il romanzo di Albert Camus suscita diversi spunti di riflessione; attraverso l’uso di metafore la mente spazia in ogni aspetto che un’epidemia può far emergere.

Uno degli spunti più importanti è l’ossessione della morte; infatti in molti frangenti del testo si pensa a questo momento brutale, perché la peste, o più in generale tutte le epidemie come quella che stiamo vivendo adesso, impongono delle grandi limitazioni che impediscono di vivere pienamente la vita, e purtroppo talvolta la tolgono; la malattia vissuta nel libro è solo un mezzo tramite cui riusciamo ad approfondire veramente i sentimenti oscuri delle persone che trascorrono il tempo interiorizzando gli effetti della peste sul proprio corpo e sulla propria coscienza, anche arrivando a conclusioni che non si sarebbero mai aspettate.

Un significato che viene dato alla peste è la solitudine, la quale deriva dall’impossibilità di poter incontrare le persone a noi care, anche se  in questo caso lo stare soli è un mezzo per salvare gli altri cercando così di non contagiarli, quindi nel male viene fatto anche del bene. Quel senso di solitudine però, se obbligatorio, in quanto causato dall’isolamento, è troppo “asfissiante”, perché non dà la possibilità di vedere nessuno e, non essendo voluto, provoca molto fastidio nel dover rispettare i vari regolamenti.

Un’altra metafora che viene attribuita alla peste nel testo è quella dell’incertezza del futuro, perché infatti, se si contrae una malattia, non si ha la certezza di superarla, oppure non si è sicuri delle conseguenze che si potranno riscontrare. Nel caso del romanzo, quando un cittadino si ammala di peste, immaginiamo che si sia chiesto se sarebbe guarito, se avrebbe potuto continuare la sua vita normalmente, proprio perché il futuro non era del tutto certo.

Inoltre l’oppressione di avere responsabilità verso se stessi e gli altri è un fattore di riguardo che tiene conto dei risvolti psicologici cui bisogna prestare attenzione per non essere sopraffatti da questo stato d’animo, il che potrebbe peggiorare la situazione. 

Il cambiamento della quotidianità, quindi lo stravolgimento della vita, è la principale fonte di disagio, ovvero la mancata possibilità di stare tranquilli e svolgere normalmente la propria routine; quando questo non è possibile, bisogna adattarsi, anche se può essere complicato, ma è la scelta più logica e conveniente per far sì che la vita torni a livelli di stress più accettabili.

Questo libro alla lettura ci è sembrato molto coerente al periodo che stiamo vivendo adesso, perché molte delle vicende che vengono descritte nei minimi dettagli dall’autore, come la desolazione dei quartieri al culmine dei contagi, accadono tuttora. Il romanzo ci ha pertanto colpiti, perché abbiamo rivissuto questi brutti momenti, soprattutto quando sei costretto a stare nella tua stanza per mesi senza contatti concreti che rappresentano quasi interamente la nostra vita.

 

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