La Peste, Un libro tante scuole

Era già estate


Istituto Alfieri Maserati


Lessi per la prima volta questo romanzo ormai quasi un anno fa. Era già estate, ed il caldo appesantiva la mia città ricoprendola di una cappa umida, come l’Orano di Camus. Solo un altro dei paralleli tra la realtà di oggi e quella del libro. In realtà, allora avevamo tirato il primo dei tanti respiri di sollievo che ci siamo concessi negli ultimi mesi, e pensavamo che il peggio fosse passato. Rimasi incantato e scosso allo stesso tempo: in quelle pagine rividi tutti i terrori e le angosce dei mesi precedenti, descritti con una cristallina precisione ed un dolore tangibile. Ogni personaggio, da Rieux a Paneloux, mi parlava con una delle voci che tanto avevamo sentito (e avremmo continuato a sentire) in televisione, con la differenza che Camus mi permetteva finalmente di tastare anche i loro pensieri e le loro preoccupazioni dietro la facciata della compostezza. Il contrasto più forte e più toccante, per me, fu quello tra la vuotezza più totale, delle strade, della città stessa, dell’animo provato di coloro che stavano lottando una guerra contro un nemico invisibile; e l’asfissia grottesca della calca negli ospedali, attorno ai capezzali, nelle stanze dei malati, nelle sale dove gli uomini di potere, presi dal panico, erano costretti a dare ordini per l’accumulo e lo smaltimento dei cadaveri infetti. Per mesi e mesi, non riuscii a togliermi dalla testa l’immagine del bimbo che spira sotto gli occhi dei protagonisti. Quella spirale di dolore, un pozzo di disperazione senza possibilità di uscita… Leggendo, mi ritrovavo lì, accanto a Rieux. Potevo sentire l’odore del pus, osservare le rughe da sforzo sotto gli occhi del piccolo. Ogni parola di quelle pagine era come uno stiletto, carico di tensione e di amarezza. Potevo vedere chiaramente gli occhi del prete fissi sul ragazzetto, incrinati dal dubbio e dal germe della follia, incerti fino al momento della Morte. Ero scioccato. Scioccato e affamato. Terminato “La Peste”, lessi compulsivamente decine e decine di libri in poche settimane, senza trovare da nessuna parte un minimo delle emozioni che Camus riusciva a comunicarmi con una sola frase. Sono stato quindi molto contento di venire a sapere di quest’iniziativa del Salone del Libro, che permette a molti, che altrimenti forse non l’avrebbero fatto, di entrare a contatto con quest’opera magistrale.

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