La Peste, Un libro tante scuole

Camus anticipatore dei tempi


DILAMIKA GIOELE CLASSE 5C TUR IIS BOSSO MONTI -TORINO


La peste è un romanzo del 1947 dello scrittore francese di origini algerine Albert Camus.

All’inizio della storia, i topi escono dalle ombre di Orano, prima singolarmente, poi a valanghe che inondano grottescamente le strade. Il primo a constatare questo fenomeno è un medico di nome Rieux. La maggior parte dei cittadini di Orano ignora i presagi dell’epidemia e l’unica azione è denunciare il Servizio igienico-sanitario locale e le autorità. Con l’aumentare del numero di morti, sono costretti a stabilire la quarantena.

Il giornalista Rambert, bloccato dal provvedimento, vorrebbe tornare a Parigi, ma nessuno può aiutarlo. Questo personaggio crea nel lettore un conflitto interiore. Dal punto di vista esistenziale, trascorre gran parte del tempo a progettare la fuga per raggiungere la sua amata, invece resta ad aiutare gli altri. Si potrebbe arrivare a interpretare la sua decisione di rimanere come accettazione delle circostanze e un tentativo onesto di combattere contro quelle circostanze. C’è forse qualcosa di nobile nella sua decisione di non fuggire, di restare e combattere. Ciò diventa particolarmente toccante se il romanzo è visto come un’analogia dell’occupazione nazista della Francia. Ma sento che la realtà è più brusca e insensata di così. In una situazione reale, chiunque sarebbe potuto morire di peste senza una buona ragione, questo mi porta a domandarmi se vale la pena combattere oppure è meglio salvarsi. L’autore blocca la fuga e trasforma questa situazione in un tornado, che travolge e obbliga a prendere delle decisioni involontariamente.

Penso che Camus abbia creato Rambert come un alter ego, non solo per rappresentare la situazione in Europa, ma anche in Algeria, vittima del colonialismo francese per 132 anni. Anche Camus era rimasto in Algeria per condurre inchieste e criticare il governo francese.

Oggi, da questo romanzo, si può capire quanto Camus abbia avuto un occhio molto acuto nel descrivere fatti che si sarebbero verificati quasi al dettaglio.

 

 

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