Un libro tante scuole

Arturo e Morante


Anna Chiera 2^aSA


Il romanzo ci conduce per un sentiero all’inizio facile, semplice da capire, addirittura felice, un locus amoenus, dove la demarcazione tra bene e male è netta e non esistono sfumature grigie. Dall’infanzia di Arturo, spensierata, piena di avventure con il cane Immacolatella ed escursioni con il padre, all’adolescenza, percorso sempre più insidioso e tortuoso: la scoperta del proprio corpo, della sessualità, del turbine di emozioni che affollano la mente e il cuore. Vengono affrontati dei temi molto quotidiani e realistici di cui spesso non si tratta.

In primo luogo Morante imposta le basi di un clima familiare molto complesso e sicuramente inusuale per l’epoca, che rispecchia molte caratteristiche della sua infanzia. Il rapporto che Arturo ha con la madre defunta non fa altro che pensare a come la scrittrice abbia voluto immaginare il figlio abortito: vivo in un’altra dimensione, che logicamente non poteva comprendere lei. Il bambino mai nato è presente in un altro mondo, staccato, di cui lei non fa parte. Ora lui vive, lei si rispecchia in Arturo, hanno molte cose in comune, ma non possono mai incontrarsi, poiché, per la scelta che ha fatto, non è possibile.

La continua ricerca dell’amore per il protagonista, come per Elsa Morante, è quasi un atteggiamento inconscio, tanto che anche lui fatica a riconoscere questo desidero che si manifesta esasperatamente quando anela i baci. Con l’affettività Arturo non ha esperienza, mentre Nunziata, al contrario non è colta, i due si completano a vicenda.

Molto della scrittrice è presente nel sogno di Arturo di viaggiare con il padre, che alla fine non si realizzerà perché il distacco dall’isola, da quel paradiso idilliaco che piano si è trasformato in un inferno, avverrà con rabbia e forza. È una fuga dal nido, dal nucleo familiare, alla scoperta del mondo, lontani da un ambiente che ha distrutto tutte le certezze infantili. Morante si rivede anche qui, come lui anche lei è scappata, appena sedicenne, per vivere indipendentemente dalla sua famiglia, di cui non sopportava più il clima.

Questo libro mi ha colpito molto soprattutto per la capacità della scrittrice di saper descrivere con estrema accuratezza gli stati d’animo umani, le emozioni, in sentimenti e la psiche adolescenziale in continua evoluzione. Le descrizioni dei luoghi, che erano sempre gli stessi, familiari, pareva volessero quasi sottolineare l’impossibilità del protagonista di poter evadere e tralasciavano la sottile contraddizione tra due aspetti. L’isola è rappresentata come un posto quasi fatato per alcuni, ma che a lungo diventa monotono, una prigione da cui non si può fuggire. La bellezza della natura, il paradiso che si staglia di fronte alla visione immaginaria del lettore è continuamente tormentato da queste brusche vicende che distruggono il quadro perfetto, facendolo apparire realistico.

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