La Peste

Un libro che invita a riflettere


Nome degli autori o della classe: Giulia Tateo, III BC


<<”Sì, ecco” fece Rambert, e adesso parlerà del bene comune. Ma il bene comune è il fatto della felicità di ognuno”>>. Questa citazione mi ha riacceso nella mente, oltre che il concetto di felicità per Aristotele all’interno di uno Stato, anche gli interrogativi che penso in questo periodo risultino particolarmente frequenti. Domande che concernono prevalentemente cosa fare in queste circostanze, tra comportarsi da egoisti e cercare di godersi la vita come se il covid non ci fosse, o  sacrificarsi per una futura felicità collettiva.

<<Un orologio”, diceva, è un oggetto costoso e stupido”>>. Questa frase mi ha ricordato invece il periodo di primo lockdown durante il quale, non avendo nulla da fare, l’unico momento che si rivelava con un luccichio di vita, era quello dei pasti. Come se ormai fossi un automa con un orologio svizzero integrato, proprio come il vecchio a cui Tarrou andò a fare visita.

<<Chi le ha insegnato tutto questo, dottore?” La risposta venne immediata: La miseria”>>: questa è una delle parti in cui mi è venuta in mente la concezione di πάθος καί μάθος greco, e che io condivido pienamente. È solo una delle tante scene che mi ha maggiormente impressionato per il modo di pensare del personaggio Rieux; mi ha totalmente affascinata. In altre due situazioni la figura di Rieux mi ha colpita: la prima è quella che vede come protagonisti Rambert, Tarrou e il nostro dottore, a discutere circa il coraggio, partendo dall’intenzione di Rambert di partecipare alla guerra di Spagna. Tarrou gli chiede da che parte intenda combattere e Rambert afferma di stare dalla parte dei vinti, e inizia a riflettere sul coraggio. Quando conclude con la riflessione che oggi l’uomo sia capace di grandi azioni, ma che per lui conti essere capaci di un grande sentimento, Tarrou ribatte che l’uomo è capace di tutto. Ed è qui che si accende la discussione <<[…] Ora so che luomo è capace di grandi azioni; ma se non è capace dun grande sentimento, non minteressa”.

Si ha limpressione che sia capace di tutto”, disse Tarrou.

Ma no, è incapace di soffrire o di essere felice a lungo. Non è quindi capace di nulla che valga”.

Li guardava, e poi:

Vediamo Tarrou, lei è capace di morire per un amore?” “Non so, ma mi sembra di no, adesso”.

Ecco: lei è capace di morire per unidea, è visibile a occhio

nudo. Ebbene, io ne ho abbastanza delle persone che muoiono per unidea. Non credo alleroismo, so che è facile e ho imparato chera omicida. Quello che minteressa è che si viva e che si muoia di quello che si ama.”

Rieux aveva ascoltato il giornalista con attenzione. Senza cessare di guardarlo, gli disse piano:

Luomo non è unidea, Rambert”>>.

La seconda scena che mi ha colpito è quella dove, a confrontarsi con Rieux, è  Paneloux. <<“Paneloux si sedette accanto a Rieux. Sembrava commosso. ”Sì” disse, “anche lei opera per la salvezza dell’uomo.” Rieux provava a sorridere. “La salvezza dell’uomo è una parola troppo grande per me. Io non mi spingo così lontano. È la sua salute che mi interessa, prima di tutto la sua salute.” […] Rieux tratteneva la mano di Paneloux. “Lo vede”, disse evitando di guardarlo, “adesso nemmeno Dio può separarci”>>.

Queste scene mi hanno indotta ad associare a Rieux un profilo molto complesso, interessante da analizzare. In queste due situazioni il dottore si fa portavoce di un sentimento di umanità, modestia e criticismo. Umanità, ovvero ciò che mancava nei ragionamenti dei due amici Tarrou e Rambert, e di cui lui ha saputo ricordare l’esistenza in una sola frase. Modestia e criticismo, perché lui è consapevole che negli uomini la magnanimità non fa altro che soccombere alla crudeltà, e di conseguenza sa di non potervi fare nulla. È conscio di poter salvare un corpo, o almeno tentarvi, ma l’anima da esso contenuto non ha chance di ripresa.

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