Parole che fanno bene, parole che fanno male

Essere liberi di essere se stessi!


Antonella Dellorco 2C


“Non ce la faccio più!” – gridò nella sua mente Bianca, era appena tornata da scuola, anzi quel luogo che non era più il luogo in cui coltivare la sua passione più grande: quella dello studio, ma era diventato come un carcere in cui i suoi timpani ogni giorno rimanevano sfondati dalle bruttissime parole che si doveva sentir dire dai suoi compagni di classe. Tutti quanti erano contro di lei e la escludevano da ogni festa che si definiva sempre “super cool”; a lei non interessava molto, ma ciò che invece le interessava davvero erano le facce che facevano quando la guardavano e i “Sarà per sempre esclusa da noi, chi li vuole quelli che studiano così tanto! Potrebbe contagiarci!”. Ogni volta si sentiva così giù ed emarginata, piangeva, piangeva come non le era mai successo, forse era la sua cameretta che la faceva piangere così tanto. Incominciò da quel giorno a piangere tutti i giorni, anche se inutilmente o senza motivo. Ogni giorno le sue pagine di diario erano impregnate d’acqua, e a quel punto si convinse di avere una malattia proprio come dicevano i compagni che non volevano essere per niente contagiati da lei. Non voleva più andare a scuola e voleva che nessuno entrasse nella sua camera. Per un giorno non andò a scuola fingendo di svegliarsi con un forte mal di pancia, la mamma si convinse perché anche se non aveva un vero mal di pancia stava molto male. Soffriva e cercava di non darlo a vedere, si vergognava e non voleva che qualcuno la considerasse debole o una cosiddetta “mollichina di pane”. Questi pensieri le facevano pensare a quanto davvero fosse buona a nulla. Aveva paura che tutto ciò che i suoi compagni le avevano detto si fosse avverato davvero. Decise allora di parlarne con la mamma, non poteva sopportare sulle sue deboli spalle tutto quello che succedeva, disse tutto alla mamma e per la prima volta non pianse perché stava affrontando la realtà e non stava visualizzando nella sua mente gli sbagliati film mentali che le avevano trasmesso i compagni.

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