15 ottobre 2021, Cronache

Mito e costruzione della società


Emanuela Idotta e Sara Ramello, Liceo Alfieri


Tra le luci soffuse della Sala Rossa il 16 ottobre 2021, l’uditorio è stato rapito dalla voce evocativa e profonda dell’attore Ninni Bruschetta, che ha integrato la lectio magistralis eseguita dall’autrice Andrea Marcolongo, con la lettura di tre miti platonici. 

Proprio il mito è stato il tema centrale su cui si è articolata la lectio. Innanzitutto ne è stata fornita una definizione citando Jean-Pierre Vernant: “stadio selvaggio del pensiero”, dove selvaggio significa libero, incontaminato. A quest’ultima Andrea Marcolongo ha aggiunto ulteriori declinazioni, esplicitando ciò che mito non è: mito non è storiografia, non è una narrazione, non è una religione. Il mito si può invece identificare con l’elemento dell’aria, in quanto è onnipresente, tanto che spesso ci dimentichiamo della sua esistenza. Inoltre, allo stesso modo dell’aria, consente la vita ed è un perimetro, non un contenuto: infatti ci fornisce quelle coordinate che sono essenziali per orientarci nella realtà. 

L’eredità del mito ci è giunta attraverso i Greci, i quali ebbero la lungimiranza di comprendere che prima di costruire una nuova conoscenza, ossia porre in atto il logos, occorre predisporre delle fondamenta che diano forma al mondo. Tali fondamenta possono dare origine a una società in salute soltanto se costantemente messe in discussione, riplasmate; ciò significa che una società per essere solida va continuamente vitalizzata da dibattiti, discussioni, in cui ci si sforza di elaborare i propri punti di vista e prendere posizione nella complessità del mondo, così come il mito è stato fin dall’età arcaica continuamente riscritto e rielaborato.

Si può delineare come approdo della definizione di mito il concetto che sia un “processo naturale del pensiero”, utile agli uomini per delimitare il loro campo d’azione.

Questa considerazione ha permesso ad Andrea Marcolongo di gettare uno sguardo più ampio sulla nostra contemporaneità, dove la cancel culture appare come soluzione semplicistica per dare voce alle opinioni, senza sforzarsi di confutare le tesi contrarie alla propria.  “Il mito potrà salvare anche noi se gli crediamo”, così, concludendo la lectio, Andrea Marcolongo evidenzia la capacità del mito di accendere la curiosità e far evolvere il pensiero e la società, fornendo gli strumenti per porsi in modo critico di fronte alla molteplicità dei punti di vista con cui quotidianamente entriamo in contatto.

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