23 maggio 2022, Cronache, Salone del Libro 2022

Mario Martone tra teatro, cinema e Leopardi


Francesca Giorgis, Elena Lazzari, Leonardo Locantore, Redazione Alfieri


Il pluripremiato regista Mario Martone, nonostante rischiasse di perdere il treno per Cannes, si è fermato a rispondere a qualche domanda. Si trovava al Salone del Libro con Ippolita di Majo per presentare il loro nuovo libro “Le operette morali in scena”.

“Dopo l’uscita di un suo film è mai andato al cinema per vedere la reazione del pubblico?”

“In effetti succede che la distribuzione ti chieda di andare a presentare un film e quindi di recarsi in sala all’inizio del film, ma io dico sempre: perchè non mi mandate alla fine delle proiezioni? È tutta un’altra cosa, incontrare il pubblico e sentire la sua reazione, guardare nei loro occhi la felicità, l’ammirazione, o magari non gli è piaciuto; infatti per un regista non è la cosa più facile del mondo andare a vedere un proprio film, è sempre una partita difficile.”

“In quanto regista il rapporto che ha con un attore di teatro è molto diverso da quello che ha con uno di cinema?”

“No, secondo me questa è una distinzione che abbiamo soltanto in Italia ed è sbagliata: gli attori sono attori e le attrici sono attrici, non sono di cinema o di teatro. Cinema e teatro sono due mondi diversi e naturalmente bisogna approcciarli in maniera diversa, ma se uno è un attore può benissimo e deve poter essere considerato su entrambi i piani. Infatti nel mondo anglosassone questa divisione non esiste.”

“Volevo chiederle, in merito al suo rapporto con Leopardi, quanto pensa che essere napoletano lo avvicini al poeta”

“Sicuramente mi ha sempre affascinato pensare a Leopardi nei vicoli di Napoli che cammina gobbo, è una figura magica, nel mio fantasticare nella mia città. Oltre a ciò, come dicevo, questa è stata l’omega che possedevo dentro di me, quando sono arrivato a Recanati ho scoperto l’alfa e da lì è nato il desiderio di fare il film”.  

 

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