Laboratorio, Leggere Lolita a Teheran 2026, Un libro tante scuole

Libere di essere libere. Lolita da “Leggere Lolita a Teheran”


Ilenia Andrianò, Cecilia D'Alessandro, Greta Di Re, Theora Nini, Christian Rossi, Isabel Voria

ISIS Majorana Fascitelli - Isernia

Buio. Di notte non si può sognare, non è lecito. Costituisce un reato. Come essere donne. Come essere libere. Si può sognare, a volte, solo in bianco e nero, con la luce di un «sole fasullo».

«Il colore dei miei sogni era quel seminario.»

Che cos’è la Libertà? Rispondere a tale domanda potrebbe sembrare scontato e, sicuramente, risponderemo dicendo che è il poter essere sé stesse, far ciò che si vuole, vestirsi come si vuole. Portare i capelli come si vuole. Ma immaginiamo di chiedere la stessa cosa a una donna iraniana. Ci risponderebbe qualcosa di molto lontano dalle nostre visioni. Forse un sogno, un qualcosa di utopico, per loro irraggiungibile: poter portare le «ciocche ribelli» serenamente, non dover essere alla costante ricerca di un «bisogno di approvazione», potersi guardare allo specchio e vedere la propria immagine anziché un «panorama tanto lontano». Loro non conoscono la Libertà, non possono conoscerla. Il Regime, come ogni dittatura, ha paura della Libertà e, pertanto, priva della possibilità di conoscere cosa sia.

Potremmo dunque ragionare attraverso un’equazione matematica. La cultura rende liberi e, se si ha paura della Libertà, ciò implica che si avrà anche paura della cultura. Infatti, la cultura fa troppa paura. Ancora oggi, i regimi vietano di pensare con la propria testa, come sottolineato dalla scrittrice iraniana Azar Nafisi, imponendo la propria visione senza la possibilità di metterla in discussione. La letteratura spaventa, si vieta la lettura e, dunque, spesso ci si ritrova protagonisti di romanzi senza nemmeno poterlo sapere. Le ragazze di Leggere Lolita a Teheran, opera della Nafisi, sono loro stesse Lolita, vittime di un mondo dove si è talmente soli che non si è più in grado di distinguere tra salvatori e carnefici.

Nella prima parte del libro, Sanaz, una delle studentesse di Nafisi, si chiede proprio questo. Loro conoscono Lolita, ma non riescono a rendersi conto di essere come la protagonista del romanzo di Vladimir Nabokov. E, ad essere Lolita, sono tutte le donne e le ragazze iraniane, schiave del Regime disumano del Paese. Lolita è una ragazzina privata della sua infanzia, del suo sorriso: senza accorgersene, le protagoniste del racconto di Nafisi vengono private, anch’esse, del loro sorriso. Nel corso della narrazione, con estrema lucidità, la scrittrice sottolinea i numerosi momenti di ilarità che precedono lo scoppio della Rivoluzione. Sono momenti di spensieratezza, di Libertà, che potranno esservi, sotto il Regime, solo in quegli incontri di letteratura nel salotto dell’autrice. Perché è solo in quel momento che sono libere.

La cultura e la letteratura sono l’unica arma da usare, non devono essere un lusso, ma una «necessità». Sono lo strumento per tornare ad essere umani. Per tornare ad essere liberi.
Può un romanzo «essere pericoloso?» Sì, certo, lo è, perché rende liberi. E la Libertà, per i regimi, è un pericolo.

Negli anni, siamo stati capaci di perdere il senso di umanità. Abbiamo abbandonato centinaia di migliaia di Lolita. Le abbiamo dimenticate, abbiamo fatto sì che queste ragazze non conserveranno alcuna memoria che varrà la pena ricordare da grandi. Come se questa potesse essere la volontà di un dio. Non possiamo più permettere che queste donne siano ancora schiave di false verità e di colpe immaginarie. Dobbiamo ribellarci. E farlo con la cultura. «Il Romanzo è […] una denuncia dell’essenza stessa di ogni totalitarismo», e dobbiamo usare la cultura per conservare l’individualità e la Libertà di ogni donna.

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