Cronache, Internazionale Ferrara 2023

La storia di chi non ha voce: la migrazione femminile


Luigi Davi, Luca Ricciardi

L. Ariosto, L. Alfieri - Ferrara, Torino

“Loro ci hanno abbandonato nel momento in cui avevamo più bisogno, e questo non glielo perdoneremo mai”. Questo è uno dei messaggi che ci ha voluto lasciare Paola Michelini con il suo monologo riguardo la guerra in Ucraina,  soffermandosi soprattutto su un incontro che ha avuto con tre artiste ucraine che, appunto, lei definisce “immigrate artistiche”. Questo monologo ha avuto la funzione di aprire ed anticipare alcuni temi trattati nel dialogo tra Iuliia Lashchuk, ricercatrice e filosofa ucraina, e Marta Capesciotti, tenutosi il primo ottobre 2023 presso l’Ex Teatro Verdi. Nel dialogo sono stati trattati vari argomenti, tutti tratti dagli studi pubblicati da Lashchuck stessa, che prima di iniziare il discorso ha voluto evidenziare come per lei “i diritti delle donne sono diritti umani, i diritti delle donne migranti sono diritti umani”.

Il primo argomento trattato è stato l’importanza del genere quando si parla di migrazioni; secondo Lashchuk è importante differenziare uomini, donne ed individui non binari perché tutti soffrono di problematiche diverse prima, durante e dopo il processo di migrazione. In particolare Lashchuk si è soffermata sul concetto di intersectionality, definendolo come un sommarsi di problematiche per una persona se appartiene a più categorie discriminate.

Successivamente hanno parlato del perché le donne ucraine migrano e di come questo motivo sia cambiato nel corso della storia; secondo le indagini di Lashchuk attualmente le donne ucraine emigrano dalla loro terra per mettersi in salvo, e più della metà di queste si porta con sé anche i figli. In passato però l’emigrazione avveniva alla ricerca di un’occupazione, spesso però gli impieghi che riuscivano a trovare richiedevano una preparazione e degli studi estremamente inferiori rispetto alle loro vere competenze portando ad una sorta di svalutazione delle loro conoscenze.

Infine è stato trattato l’argomento dell’agency delle donne migranti, cioè la capacità di una persona di esercitare il proprio libero arbitrio e determinare il proprio destino. Questa capacità è quasi, se non completamente, assente in Italia. Lashchuk sottolinea come queste innumerevoli donne migranti non hanno una voce e le poche che riescono a farsi valere non vengono ascoltate da chi dovrebbe promulgare leggi in loro aiuto.

Lashchuk ci dice, infine, che lei non è un’esperta di scienze politiche o un’economista, ma è una filosofa e nei suoi studi non vede solo dei numeri, bensì volti e storie; sono proprio queste storie che vengono spesso incluse nei suoi studi per umanizzare sempre di più il fenomeno delle migrazioni.

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