Dedica Pordenone 2022

La perfezione del tiro


Matilde Facchin, Martina Fenos, Liceo Michelangelo Grigoletti, Pordenone


Il terzo appuntamento del festival dedicato a Mathias Énard, si è svolto al convento di San Francesco di Pordenone con la lettura teatrale dei passi più significativi della prima pubblicazione dell’autore, “La perfezione del tiro”.

 

Interprete della riduzione del romanzo da lui elaborata è stato Giuseppe Mazzotta. Principalmente conosciuto per il suo ruolo nella serie “Il Commissario Montalbano”, questa volta è diventato protagonista sul palcoscenico, dando voce alla psiche complessa e malata di un cecchino in una delle tante guerre mediorientali.

La lettura teatrale è stata accompagnata dal prezioso aiuto del musicista Massimo Cordovani. La colonna sonora creata, grazie al supporto della chitarra elettrica e dell’hang drum, ha seguito in maniera limpida la narrazione procedendo in sincronia con i ritmi delle emozioni.

 

“La cosa più importante è il respiro. [..] La cosa più importante non è il bersaglio, sei tu.”. Con queste parole si apre il romanzo di Mathias Énard. Protagonista è la figura inquietante e oscura di un giovane soldato che racconta con cura il suo compito. Cecchino di grande talento, rivela con una freddezza agghiacciante i segreti del suo successo: concentrazione, pazienza, calma, e controllo del respiro. La gioia di una giornata dipende solo da un tiro riuscito alla perfezione.

A queste sensazioni si accosta la narrazione della sua vita quotidiana scandita dai silenzi e dalle urla della madre che la guerra ha condotto alla follia.

Il primo cenno di una vita normale si presenta quando decide di assumere Myrna, una ragazza quindicenne a cui affida le cure della madre malata. Il fragile legame tra l’apparente serenità nella quale egli si rifugia la sera, portando Myrna al cinema e tenendola per mano, e la brutale realtà dei soldati, che si cibano quotidianamente di cruda violenza, è destinato a cedere irreparabilmente. Causa maggiore del deterioramento del loro rapporto è la ripercussione nella loro vita della mentalità perversa del cecchino e del danno psicologico inevitabilmente indotti dalla guerra.

 

Dall’interpretazione di Mazzotta sono emersi con prepotenza il crudo realismo del romanzo ma, più di tutto, l’indole oscura del protagonista, dettata dal desiderio di imporsi inesorabilmente tramite la paura e il terrore psicologico, non solo sui suoi bersagli.

Filo conduttore degli intensi monologhi interiori interpretati da Mazzotta è stato l’uso della violenza. Questo aspetto della personalità del protagonista non si limita unicamente al suo ruolo di cecchino, ma si estende anche a quelle figure che intralciano il suo rapporto con la ragazza.

La violenza, alla fine, si scoprirà l’arma perfetta per porre fine anche ai suoi stessi tormenti.

 

Ad enfatizzare maggiormente la psicologia del protagonista è stata la musica di Cordovani che seguiva il tono e il ritmo della voce di Mazzotta e che ricalcava, nel mentre, l’ambientazione medio-orientale del romanzo.

Si è costruito gradualmente nella sala un cinema senza proiettore, dove le immagini si stagliavano vivide nella mente e nell’animo degli spettatori.

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