21 maggio 2022, Cronache, Salone del Libro 2022

La nuova analisi del ’68, aperta


Chiara Orzelleca, Noemi Ruggiero, Redazione Liceo Alfieri


Nella Sala Oro dell’Oval, si riuniscono la filosofa Carolina Carbonari, la docente di filosofia e storia Paola Gramigni, lo psichiatra e psicoterapeuta Fernando Panzera e l’architetto Serena Pandolfi, per raccontare le dinamiche del movimento così ricco di diverse e contrastanti sfaccettature come quello del ‘68, che infiammò gli animi di lavoratori, studenti e intellettuali. 

Attraverso le pagine del libro Le notti dell’isteria (L’asino D’Oro) di Massimo Fagioli, psichiatra noto per la teoria della nascita e dell’analisi collettiva e firma assidua della rivista Left, gli ospiti evidenziano i collegamenti tra la foga dilagante del ‘68 e l’isteria freudiana con la sua caratteristica instabilità emotiva. 

Questo libro si pone al centro di una profonda critica rivolta a tutti quei maestri come Marx, Lenin, Stalin, Mao, Freud, Marcuse, Lacan, Basaglia, che si rivelano, in realtà, maestri soprattutto nel negare l’esistenza e la possibilità di conoscenza dell’irrazionale (Marx notoriamente ci prova, fallisce, e si sposta nell’analisi della società di massa), con esiti disperanti sulla mente di quei giovani che furono la scintilla del grande movimento spontaneo da cui nacque l’analisi collettiva. 

L’analisi collettiva è un fenomeno che trascina la psicologia fuori dal nascondiglio attraverso cui era sempre stata separata dalla realtà, distaccata, per portarla allo scontro dirompente con la cultura generale e renderla qualcosa di tangibile, concreto. A seguito delle forti tensioni e angosce di questi anni, folle intere hanno cercato nella psicoanalisi una risposta, spesso creando vere e proprie assemblee che ruppero le quattro intime pareti dello studio dello psicoanalista freudiano, creando un nuovo spazio, grande e anonimo. Aperto.

Al concetto di cura del paziente si aggiungono quindi quelli di formazione e ricerca, che in questo modo consolidano quello che il filosofo Marx e l’ideologo Mao secondo Fagioli avevano abbandonato: la formazione di un’identità collettiva come capacità di costruire una dialettica costruttiva con la realtà circostante.

Panzera spiega come quel grande entusiasmo che dilagò tra i giovani li invogliò a impadronirsi della storia per cambiare «quello che era sbagliato o noioso». Proprio attorno a questo concetto si basa la teoria di Fagioli, totalmente contrario ai metodi di cura di Freud, che prevedevano un ritorno brusco del soggetto malato alla realtà, ma soprattutto alla normalità. Fagioli nei suoi scritti resta fermo sulla sua idea che non si può curare un malato “con la normalità”, ma con una rinascita. Di Freud Carbonari dice: «deludente è stata la [sua] ricerca sull’inconscio, che non può dare libertà assoluta perché interna» in quanto pone la coscienza del singolo come unica protagonista della storia. «La forza per fare la rivoluzione – conclude poi con le parole di Fagioli, ritornando sul ‘68 – non è stata mai nella forza armata, ma stava nel sostenere, senza farsi mai spezzare il cuore, l’amore degli altri

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