16 ottobre 2021, Cronache, Salone del libro 2021

Il “Transito” verso una nuova consapevolezza


Sara Bonora, Sofia Mazzaglia, Liceo L.Ariosto, Ferrara


“Non sono partita con l’intenzione di scrivere un romanzo, ma di dare forma ad un malessere di cui non avevo ancora capito la natura”.

Nella giornata di sabato 16 ottobre 2021, in occasione del Salone del Libro di Torino, la scrittrice spagnola Aixa de la Cruz e l’autrice italiana Nadia Terranova, mediate da Simona Cives, hanno discusso riguardo all’ultimo libro della de la Cruz, Transito, uno dei cinque finalisti del Premio Strega europeo 2021.

L’autrice ha raccolto, in un testo che si può definire a metà tra un saggio e un romanzo, gli eventi più significativi della sua vita. Si trattava, inizialmente, di un vero e proprio tentativo di autoanalisi, con l’obiettivo di colmare un vuoto e un senso di colpa inspiegabili, finché non si è trasformato, sotto i suoi stessi occhi, in un qualcosa di collettivo, in cui è semplice rispecchiarsi.

La violenza, il divorzio, i rapporti sessuali sono solo alcuni dei temi che Aixa De la Cruz affronta parlando di sé e delle sue esperienze. “Finito il testo ho capito che c’era tanto materiale che poteva essere utile non solo a me, ma anche ad altre donne” afferma; non sono infatti da considerarsi esperienze individuali ma comuni.

E’ dunque grazie al suo stesso libro che l’autrice va incontro ad un “transito”, una presa di coscienza:  il femminismo non è immediato, non solo negli uomini, ma anche nelle donne, va scoperto acquistando consapevolezza del proprio corpo. “Ho capito di aver sempre vissuto quasi negando di avere un corpo, cercando di annientarlo”, ma la strada giusta consiste nell’ascoltare e accettare i segnali che ci dà e che tendiamo ad ignorare, perché, al contrario di ciò che spesso si pensa, corpo e anima sono strettamente collegati.

Nell’arco di questa sorta di percorso di formazione, Aixa De la Cruz ha quindi capito che cos’è il femminismo, che ormai è diventato “quasi una moda” e che va invece considerato non come un’attività divulgativa che insegna cos’è giusto e cos’è sbagliato, ma come volontà di fare pace con il proprio corpo.

“I corpi non sono solo violentati, ma anche violenti. Ho accettato di avere un corpo e ho cercato di capire che violenza può aver fatto su quello degli altri”.

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