15 ottobre 2021, Cronache, Salone del libro 2021

Il negazionismo climatico: una questione di inavvertibili e avide strategie.


Asia Santarossa, Maria Nocent, Liceo M. Grigoletti


Anche ciò che sembra evidente può essere negato. Stella Levantesi nel suo libro “I bugiardi del clima” mette a fuoco il fenomeno del negazionismo nella problematica del cambiamento climatico. Individuato dall’associazione Fridays for Future Torino come uno dei cinquanta libri per la crisi climatica, in occasione del Salone del Libro, diventa oggetto di riflessioni e di confronto fra l’autrice e due giovani attiviste.

Il tema attuale viene analizzato sin dalle radici: già agli albori degli anni ‘70 alcuni scienziati individuano gli indizi di una crisi imminente e poco dopo si assiste all’avvio di una lunga campagna di disinformazione, mossa dalle grandi aziende.

Il “negazionismo climatico”, spiega l’autrice, ha subito un’evoluzione in cui il mero rifiuto delle ricerche scientifiche in questo campo diventa immaginazione di una realtà alternativa che impone ostacoli alla politica climatica. In questa corrente moderata il fenomeno non viene negato, ma tramite finanziamenti mette in campo strategie insidiose di comunicazione che vanno ad influenzare anche l’opinione pubblica. Così il cambiamento climatico diventa un elefante nella stanza, di cui tutti siamo consapevoli, ma che continuiamo a considerare lontano, sia nello spazio che nel tempo.

Bombardati continuamente da notizie drammatiche inerenti alla crisi climatica (incendi, alluvioni, scioglimento dei ghiacciai, desertificazione), ambientalisti e attivisti sono sempre più pervasi da un senso di rabbia e impotenza dinanzi all’inazione e inerzia politica. Il sentimento di eco-ansia può essere contrastato attraverso il contatto diretto con la natura che aiuta a comprendere quanto gli uomini siano in stretta connessione con gli ecosistemi.  Il dualismo fra uomo e natura, come sostiene la Levantesi, è solo un artificio effimero non conforme alla realtà dei fatti. Società, politica, cultura e ambiente sono sfere apparentemente indipendenti, ma nel concreto intersecate in un’unica rete di cause ed effetti.

Il sentimento di inettitudine rappresenta come l’azione individuale, per quanto importante, non rappresenti la vera soluzione al global warming. Adottare uno stile di vita ecosostenibile e green non salverà il mondo: fare la raccolta differenziata non renderà i singoli degli eroi. Essendo di carattere sistematico, l’urgenza climatica implica scelte politiche ed economiche dei massimi sistemi che sovraintendo non solamente i singoli Paesi, ma l’intero globo.

Negli anni ’70 e ’80 compagnie di combustibili fossili e lobby hanno allestito campagne pubblicitarie per scaricare la responsabilità delle conseguenze della crisi ambientale dalle attività delle industrie inquinanti all’individuo, con l’intento di insabbiare il loro ruolo incisivo e determinante nel cambiamento climatico.

La pubblicità americana dell’indiano che piange alla vista di un uomo che getta del pattume fuori dal finestrino dell’auto e il calcolatore dell’impronta di carbonio personale costituiscono degli esempi di stratagemmi aziendali finalizzati a conferire un carattere individuale poco costruttivo alla soluzione dell’emergenza.

Gli effetti delle aziende sono amplificati dal monopolio che esse esercitano anche sulla stampa, in particolare in Europa. La Levantesi si mette anche nei suoi panni di giornalista e denuncia la mancata indipendenza della divulgazione. Nelle testate, oltre alla presenza ancora troppo copiosa di messaggi pubblicitari negazionisti, il cambiamento climatico non viene contestualizzato nella realtà quotidiana e la lingua con cui viene trattato rimane incoerente: il fenomeno dei disastri ambientali a cui si assiste sempre più frequentemente non può essere più chiamato “maltempo”.

Il cambiamento climatico non riguarda esclusivamente l’ambiente perciò è necessario, calandosi negli effettivi obbiettivi delle politiche ambientali, che la transizione ecologica si fondi su solidi provvedimenti legislativi e che, quindi, la tutela ambientale vada pari passo con la tutela sociale. I passi avanti ci sono, ma sono ancora troppo lenti.

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