Cronache, Salone del Libro 2023

I danni del “capitalismo carnivoro”


Fabio Alessandria, Maria Sole Ariagno

Liceo Alfieri - Torino

“Come il clima è influenzato dall’industria agroalimentare? La “carne coltivata” può essere una soluzione?”

A rispondere a queste domande è stata Francesca Grazioli, ricercatrice presso il centro Bioversity International di Roma, durante la conferenza “Capitalismo Carnivoro” (titolo del suo primo libro).

L’industria della carne è artefice del 30% delle emissioni di gas serra nel mondo, una percentuale che risulta determinante nell’aumento del surriscaldamento globale. Gli allevamenti intensivi, principale aspetto critico del discorso, sono problematici anche per quanto riguarda la situazione delle lavoratrici e dei lavoratori: “l’ultima ruota del carro”, spesso di origine straniera, succubi di subcontratti precari ed esposti ogni giorno alla visione di morte e violenza. Il risvolto, ci ricorda Grazioli, è anche psicologico ed è evidente una forte componente classista.

Una possibile opzione sostenibile potrebbe essere la produzione di “carne coltivata”, realizzata in laboratorio a partire da cellule animali. Il problema non è più quindi soltanto legato al consumo e al clima: “il cibo e in particolare la carne ha anche un peso etico-culturale ed economico”. Il principale cavallo di battaglia delle fazioni politiche italiane avverse alla carne sintetica è proprio la sua relazione con la cultura e con la tradizione, spesso un modo per celare la forte rilevanza degli interessi dell’industria dell’allevamento.

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