Cronache, Domenica 17 maggio 2026, Salone del Libro 2026

Gori: tra cinismo e mondi batuffolati


Sara Mastropaolo, Giacomo Bosco

Liceo Classico V.Alfieri - Torino

“Ciao grassone”. Così comincia l’assurdo libro Vendo tiroide causa doppio regalo (Nottetempo, 2026) di Alessandro Gori in cui si mescolano racconti autobiografici, poesie ermetiche e ricordi di amici dell’autore.

Gori ha presentato il suo libro al Salone con Ivan Carozzi. Per la prima volta nella sua carriera l’autore scrive anche di se stesso, in un continuo contrasto tra la dolce beatitudine della sua infanzia e l’orrore grottesco del suo presente.

Il libro è diviso in due parti: “I dolori del giovane redneck”, una raccolta di racconti in prosa, e il  “Canzoniere del danno catastrofale”, scritto invece in poesia. L’opera si apre con un dialogo tra l’autore e Natalia Ginzburg, di cui lo stesso Gori, durante la conferenza, ammette di non sapere nulla. La personalità che le viene attribuita non è dunque ispirata alla realtà, ma unicamente all’idea che il suo volto ha trasmesso allo scrittore. Ginzburg, in realtà, è solo una dei tanti personaggi celebri che compaiono nel libro: troviamo infatti come protagonisti di alcuni capitoli noti musicisti e presentatori come Gianluca Grignani e Mario Riva.

Ma non c’è da stupirsi, Gori, infatti, per i suoi racconti prende spunto da tutto: le buste a sorpresa degli anni ‘80, gli album di figurine con le caricature di W. P. Poggi, le sue passioni come la musica e i giochi da tavolo. 

Il tutto viene narrato con toni che variano dall’linguaggio tipico del paninaro all’utilizzo di parole arcaiche se non addirittura inventate (come il termine “batuffolato”, usato per descrivere con sarcasmo un modo di vivere rilassato e senza programmi o ansie).

I racconti non sono scritti sempre solo da Gori: a volte sono frutto della collaborazione con suoi amici di vecchia data. Il libro stesso in origine doveva essere una collaborazione, ma lo scrittore ha dichiarato che percepiva la mancanza di un punto focale intorno a cui sviluppare l’opera, motivo per cui ha abbandonato il progetto originario.

 

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