L'Europa ancora da scrivere 2021

“Io sono Europa”. L’Europa che vogliamo… noi ragazze della 4^ B Les, IIS GALILEI JESI


Le alunne della 4^ B Les


1° - Pari opportunità

Attivare servizi affinché le donne possano essere sia mamme che lavoratrici. Conciliare attività lavorativa, esigenze familiari ed educazione dei figli è un problema sempre più sentito dalle donne di oggi.
La lotta per la parità politica, sociale ed economica tra i sessi è ancora attiva; è importante che si riesca a trovare una conciliazione tra attività lavorativa ed esigenze familiari. L’Europa che vogliamo è quella che solleciti la realizzazione di aree dedicate ai servizi dell’infanzia, quindi, la presenza di asili nei posti di lavoro. Sembra scontato ma bisogna avere più cura ed attenzione alla retribuzione che dev’essere direttamente proporzionale al lavoro svolto ed universale; le donne hanno bisogno di sentirsi sicure anche nei posti di lavoro, perché esso non è solo un mezzo di sostentamento ma le aiuta ad essere persone realizzate. 

2° - Zero discriminazioni

Attualmente in Europa le donne sono ancora soggette alla “Pink Tax”, ma anche alla “Tampon Tax” cioè l’IVA a cui sono soggetti i prodotti di igiene femminile, che molti governi dei paesi europei riconoscono come beni di lusso e non indispensabili.
Nel 2021 si dovrebbero comprendere le esigenze della totalità della popolazione e anche il fatto che è iniquo tassare beni di prima necessità.

L’Europa che vogliamo è quella in cui siano garantite a tutti, senza distinzioni, le opportunità di accedere a beni e servizi, mediante la rimozione degli ostacoli che potrebbero danneggiare alcune categorie di cittadini rispetto ad altre. 

Per questo riteniamo indispensabile abolire le tasse riguardanti i prodotti legati all’igiene femminile. Attuare questo provvedimento rappresenterebbe un segno di civiltà, apertura ed inclusione senza alcuna distinzione di genere: così l’Europa si trasformerebbe in uno spazio innovativo e di ispirazione per i cittadini del mondo.

3° - Mai più sprechi

Secondo una ricerca condotta da Leanpath (azienda americana che aiuta i ristoratori a gestire e ad evitare le eccedenze alimentari e gli sprechi), in un ristorante, tra il 4 e il 10% del cibo viene sprecato ancor prima che questo raggiunga la sala (e quindi i clienti finali). Ciò comporta, non solo lo spreco di cibo, ma anche di miliardi di euro. Per evitare queste perdite, ci sono tre buone pratiche contro lo spreco alimentare: il sottovuoto, l’abbattimento e il sottovuoto più l’abbattimento.

L’Europa che vogliamo è quella in cui lo sviluppo sostenibile sia un obiettivo fondamentale per garantire: un elevato livello di tutela e di miglioramento della qualità dell’ambiente, l’utilizzo prudente e razionale delle risorse naturali, la promozione a livello internazionale di misure per affrontare i problemi ambientali su scala regionale o mondiale.

4° - Il corretto smaltimento dei rifitui

Da molto tempo in Europa, i rifiuti sia urbani che industriali vengono scaricati nelle acque per mancanza o insufficienza di inceneritori e discariche.
In questo modo si provoca l’inquinamento marino che compromette la salute della flora e della fauna, fino agli uomini.

L’ Europa che vogliamo dovrebbe adottare politiche ambientali volte a incrementare l’uso di inceneritori, a riciclare suddividendo ogni materiale, ad acquistare prodotti ecologici e facili da smaltire.

5° - Spazi per la socializazzione

La socializzazione è il processo attraverso il quale gli individui apprendono le capacità, gli atteggiamenti e i comportamenti relativi ai ruoli sociali.
Grazie ad essa si compie la continuità sociale, dal momento che ciò consente di trasmettere norme e valori da una generazione a quella successiva.
In sostanza il processo di socializzazione è ciò che garantisce la riproduzione di una cultura.

L’Europa che vogliamo è quella nella quale vengano aumentati gli spazi pubblici, soprattutto in ambiente esterno, per permettere a tutti i cittadini europei di socializzare, conoscere nuove tradizioni, fare nuove esperienze, interagire con l’ambiente circostante.
Ad esempio, in Europa si potrebbero aumentare i parchi urbani o anche semplicemente le aree verdi, poiché aiutano non solo a combattere l’inquinamento ma a favorire il benessere dei cittadini.

6° - Gli Stati Uniti d'Europa

Nonostante il nome, Unione Europea, essa per molti aspetti sembra tutt’altro che unita. Tra i vari paesi ci sono molte divergenze, a livello politico, sociale, economico, lavorativo… Differenze correlate alla non unione.

L’Europa che vogliamo è un’Europa che risolva queste discrepanze cercando di unire tutti i Paesi e di portare gli aspetti sopra elencati su un piano egualitario. Avere le stesse opportunità di lavoro e di studio per trovare un’occupazione adeguata, promuovere la conoscenza di usi e costumi di tutti i Paesi. Ecco, la nostra idea è quella di poter avere, in futuro, gli Stati Uniti d’Europa.

7° - Sicurezza internazionale

Se far parte dell’Unione Europea è un vantaggio per diversi paesi, possiamo, invece, dire che ci sono diversi aspetti negativi, tra cui la migrazione gestita con difficoltà perché ci sono differenze nelle modalità di accoglienza di migranti e richiedenti asilo politico.

L’Europa che vogliamo è quella in cui ci siano piani per la cooperazione e la sicurezza internazionale.

8° - Accoglienza

Nell’Europa che vogliamo si prevede di emanare nuove norme relative alle politiche migratorie per attrarre e trattenere lavoratori qualificati provenienti da paesi terzi, in particolare nei settori che risentono di una carenza di competenze.
Una proposta potrebbe essere facilitare la mobilità all’interno dell’Unione tramite la riduzione del periodo minimo di soggiorno nel primo stato membro di accoglienza, semplificando e accettando la procedura per ottenere lo status di soggiornante di lungo periodo.

9° - Life long learning

Nel sistema scolastico europeo odierno sono presenti molte problematiche che provocano disparità di sviluppo fra le varie regioni degli Stati membri. Alcune di esse sono legate alla mancanza di servizi audio e video connettibili a internet per mettersi in contatto con altre realtà in modo da ampliare la cultura dei ragazzi mettendoli a confronto tra loro.
Inoltre in alcuni paesi d’Europa la scuola viene trascurata perciò dovrebbero esserci più finanziamenti per dare ad ogni studente, di qualsiasi provenienza sociale, le stesse opportunità per raggiungere un determinato obiettivo personale e professionale, ad esempio tramite borse di studio. Ecco perché il finanziamento pubblico è uno strumento necessario per far sì che ogni stato membro possa offrire a tutti gli stessi mezzi di emancipazione.

La presenza di un apprendimento più versatile e innovativo che vada a promuovere l’uguaglianza, la coesione sociale e la creatività incoraggerebbe la cittadinanza rendendola attiva.

10° - Una scuola Europea

Ad oggi il 65% degli europei con un titolo di studio ha problemi a farselo riconoscere al di fuori del proprio Paese e questo non credete che sia uno svantaggio per un’Europa unita?
Ogni titolo è frutto e risultato di un percorso di studi e quindi di un lavoro ed ha assolutamente l’obbligo di essere valorizzato e riconosciuto al fine di garantire a tutti i cittadini europei le stesse possibilità; proprio per questo dovrebbe essere riconosciuta con maggiore facilità la validità di tutti i titoli di studio all’interno della comunità europea.

L’Europa che vogliamo è quella in cui ci sia una politica scolastica che promuova l’equità, la coesione sociale e la cittadinanza attiva, senza nessuna discriminazione e disuguaglianza e per questo basterebbe migliorare la qualità e l’efficacia dell’istruzione e della formazione.

Noi studentesse della 4^ B Les dell’IIS Galilei di Jesi abbiamo seguito le conferenze organizzate dal Salone del Libro di Torino e dedicate all’Europa da costruire. Abbiamo condiviso osservazioni e riflessioni su problemi ed opportunità.

Vogliamo un’Europa che garantisca…

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