19 settembre 2021, In evidenza, Pordenonelegge 2021

ESSERCI QUI ED ORA: UN VIAGGIO ATTRAVERSO LA COSCIENZA


Asia Santarossa, Liceo M. Grigoletti, Pordenone


La coscienza, un tema che sin dall’antichità interessa e attrae l’uomo nella complessità della sua esistenza, è prova dell’evoluzione e sintomo, nelle sue varie interpretazioni, di cambiamenti d’epoca e di sfera d’influenza. Al giorno d’oggi il cervello e la mente (l’antica anima delle religioni e della filosofia, risalente ai Greci) sono ritenute un’unità inscindibile. Immediato risulta essere il rimando ad Aristotele che forse, con il concetto di sinolo, nonché unione di materia e forma, ci aveva visto lungo.

La mente è costituita da un insieme di funzioni derivanti dall’encefalo che tuttavia, preso singolarmente, non può definire l’uomo. Esistono, di fatto, un’immensità di variabili capaci di determinare l’individuo in funzione della coscienza e lo spiega Vittorino Andreoli, psichiatra di fama internazionale, nella presentazione del suo saggio L’origine della coscienza durante l’ultima giornata del festival di PordenoneLegge 2021.

“La coscienza è la consapevolezza di esserci, qui ed ora”, ovvero in relazione con il mondo e gli uomini, definisce l’autore. In quanto tale essa è mutevole e materiale, ma non eterna, perciò predisposta ad essere oggetto della scienza. A tal proposito la coscienza umana rappresenta uno dei tasselli dimostrativi della teoria darwiniana relativamente alla lotta per l’adattamento, infatti è l’acquisizione della consapevolezza del passato e del presente a consentire all’uomo di adeguare il suo comportamento in concordanza con le circostanze.

Prima religione, poi filosofia e solo infine scienza hanno cercato di rispondere alla seguente domanda: “Cos’è la coscienza?”

Dalla sua nascita fino al tardo Medioevo, il cristianesimo figura l’uomo come essere generato da Dio a sua immagine e somiglianza e ne è prova Dante che descrive il cervello come un cristallo che riceve la luce dall’alto: qualora il cristallo fosse fatto bene, la luce si rinfrangerebbe in tutti i suoi colori, altrimenti ne tralascerebbe qualcuno. Da qui emerge anche la concezione di corpo come prigione dell’anima, già ideata da Platone, non casualmente studiato e apprezzato nell’età buia. Nell’epoca successiva Dio viene dimenticato dalla filosofia che con Cartesio introduce una visione dualistica tra res cogitans e res extensa, ovvero tra realtà fisica e intellettiva, capaci di congiungersi solo nell’epifisi. Nell’Ottocento Hegel teorizza la coscienza come oggetto generato dall’uomo in rapporto con l’altro, mentre contemporaneamente Kant insinua l’“io penso”: la percezione si sé è per il filosofo implicitamente legata al fatto di pensare, quindi “la coscienza è propria del soggetto in quanto pensante, spiega il dottore. La scienza conclude l’era della filosofia designando delle teorie, da non considerarsi delle verità assolute, desidera precisare lo psichiatra, ma bensì degli strumenti di ricerca, delle indicazioni modificabili sulla strada giusta da percorrere. La teoria di Darwin sull’evoluzione, la teoria dell’inconscio di Freud, la teoria della relatività di Einstein, per quanto geniali, posseggono tutte anelli mancanti implicanti margini di chiarimento o specificazione.

Esistono tre teorie sulla coscienza. La prima vede la coscienza attivarsi solo su effetto di una stimolazione di un determinato locus del cervello sul quale essa risiede; la seconda, opera del matematico e fisico Roger Penrose, premio Nobel per la fisica 2020, descrive la coscienza generata dall’interazione delle particelle subatomiche e, quindi, presente nell’universo già a partire dal Big Bang; infine la terza, la teoria dei collegati, composta dallo stesso Andreoli, stabilisce che la coscienza non è un oggetto, che è continua e derivante dall’effetto e dall’azione dei collegati, cioè strutture e funzioni materiali alla base del comportamento, non legate in modo univoco al cervello.

La coscienza è provvista di livelli modificabili concepiti dalla combinazione di più coniugati, variabili che possono collegarsi in distinti modi secondo criteri numerici e di intensità. Essa è dunque come un’ombra: non è una cosa fine e sé stessa, ma dipende da più elementi, quali, ad esempio, la nostra presenza e quella del sole.

Inoltre, sempre come un’ombra o un’immagine riflessa allo specchio, la coscienza non è morale poiché non agisce ma, essendo essa indice della consapevolezza umana, consente all’uomo di attivare e governare i collegati in grado, a loro volta, di indurre un cambiamento comportamentale in virtù del bene o del male. Ecco così dimostrato il ruolo evolutivo della coscienza: essa è garanzia di una sopravvivenza che supera le attività istintuali dell’essere umano per esplorare le capacità adattative attraverso lo stile di vita e la mente di un individuo in rapporto con la società e le relazioni affettive.

La coscienza, generata da un’unione mutevole di uomo, mondo e relazioni sociali, può essere in conclusone riassunta come “caratteristica della consapevolezza umana che emerge dalla complessità dei fattori che generano il comportamento.” In particolare, il comportamento di un individuo può essere analizzato attraverso le sue caratteristiche biologiche, genetiche ed epigenetiche, la sua personalità e l’ambiente. Come può, però, la scienza classica considerare e relazionare tutte queste variabili nello stesso tempo? La memoria umana, per quanto formidabile e indispensabile, non basta. Essa necessita di ricorrere ai ripari dell’informatica e delle nuove tecnologie digitali che consentono di acquisire e registrare in tempo reale un immenso numero di dati con lo scopo di poterli analizzare in simultanea.

Come lo stesso Andreoli ammette, la teoria dei collegati, se pur incompleta e ulteriormente colmabile, risulta essere un indiscusso mezzo per cambiare la visione del singolo, dell’esistenza e, per un certo verso, anche della scienza, sempre più da intendersi come collaborazione interdisciplinare.

 

 

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *