Tra incontri leggeri e scherzosi, oggi il salone del libro ha dato spazio alla presentazione di un podcast firmato Rai Play Sound: In nome del figlio. Un podcast che nasce dalla paura più grande che un genitore possa avere: vedere soffrire il proprio figlio, vedere che si ammala, ma soprattutto vederlo morire.
“I genitori che hanno perso il proprio figlio”, dice Vincenzo Frenda, autore del progetto, “vivono in un mondo parallelo, a contatto con il dolore; lo scopo del programma è quello di sentire le testimonianze dei genitori delle vittime e capire come hanno affrontato il lutto e la loro successiva rinascita”.
Per presentare la seconda stagione hanno invitato Andrea Costanzo, padre di una delle vittime della tragedia che si è consumata a Crans-Montana lo scorso 1 gennaio.
Con una breve intervista hanno ripercorso i dolorosissimi momenti successivi alla scomparsa della figlia, per poi parlare del modo in cui la famiglia Costanzo ha deciso di superare il lutto e di far continuare a vivere il ricordo di Chiara.
“Uno dei punti più forti della perdita” – dice Andrea Costanzo – “è stato quello di essere nel luogo della vicenda poco dopo l’esplosione, i ricordi che ho sono soprattutto legati ai sensi: ricordo il fumo, il forte odore di bruciato, ma soprattutto di morte. In quel momento ho iniziato a cercare Chiara, a chiamarla, mi ricordo il sollievo dei genitori che trovavano i propri figli, ma soprattutto ricordo la disperazione, sempre più crescente, di chi come noi non li trovava. L’ultima cosa che mi resta di quella terribile notte, è l’audio di mia figlia, che mi aveva inviato allo scoccare della mezzanotte per celebrare il nuovo anno, messaggio che, insieme alle foto e ai video che la ritraevano, non ho ancora avuto il coraggio di ascoltare”.
Cosa avete fatto per superare il vostro dolore?
“Per colmare il vuoto abbiamo preso la decisione di creare la Fondazione Chiara Costanzo, l’unico modo per parlare di nostra figlia al futuro. Siamo partiti dalle qualità che aveva Chiara, una ragazza talentuosa e determinata, di lì abbiamo iniziato a pensare che ci sono molti ragazzi come lei, che però non hanno le possibilità economiche per realizzare i propri sogni. Nascono così le Borse di sogno, borse di studio che guardano al futuro, vogliamo investire sul capitale umano più valido: il talento accompagnato dal merito. La fondazione è rivolta ai ragazzi dai 14 ai 23 anni che non hanno la possibilità di sviluppare il proprio talento. Gli interessati devono mandare una candidatura sul sito della fondazione in cui raccontano il loro sogno e come lavorano per cercare di realizzarlo, così che, quando qualcuno raggiungerà il proprio obiettivo, lo avrà fatto in nome di Chiara”.
Come si fa a lasciare andare il proprio figlio?
“Chiara non andrà mai via da noi e farà sempre parte della nostra famiglia; la nostra unità è il collante che ci permette di superare il lutto. Con mia figlia tutt’oggi ho un rapporto molto intimo, silenzioso, fatto di pensieri continui e di grande amore. il messaggio che voglio lasciare è quello di non abbandonare i propri sogni, bisogna pensare che il talento ha un valore enorme e bisogna sudare per coltivarlo. Quello che vogliamo dare è un messaggio di gioia e speranza, quello di non mollare mai. Chiara era in grado di far star bene chi le stava vicino, ma non amava stare sotto i riflettori. Secondo me, però, sarebbe orgogliosa di quello che la famiglia sta costruendo in suo onore.”
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